16 novembre – Charles Santiago

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foto via Asiantribune.com

 

«La Corte Suprema ha piantato l’ultimo chiodo nella bara della democrazia cambogiana. La sua decisione non solo lascia il paese senza il suo unico credibile partito d’opposizione a meno di un anno dalle elezioni, ma distrugge alla base la struttura istituzionale e lo stato di diritto della Cambogia»

Quest’oggi, in Cambogia, la corte suprema ha sciolto il Cambogia National Rescue Party (CNRP), il partito dell’opposizione. L’accusa, mossa dal governo, è di ordire una rivoluzione per rovesciarlo; a più di 100 membri del CNRP è stata proibita qualsiasi attività politica per i prossimi cinque anni. La sentenza spiana la strada del primo ministro Hun Sen alla vittoria delle elezioni generali che si terranno nel prossimo luglio. Hun Sen, leader del Partito Popolare Cambogiano (PPC), è in carica da 32 anni.

L’Human Right Watch afferma che la democrazia cambogiana «affronta la morte» e il direttore della sezione asiatica dell’ONG descrive il verdetto della corte come “il culmine dei sotterfugi” orditi da Hun per rinnovare ancora il suo mandato. Dal 2013, quando il partito dell’opposizione ha ottenuto soprendenti risultati alle elezioni, Hun ha iniziato a governare in maniera più dispotica, ad esempio, chiudendo testate giornalistiche. Dopo che nelle elezioni comunali dello scorso giugno, il CNRP ha preso il 44% dei seggi, la situazione è peggiorata. A settembre, il leader dell’opposizione Kem Sokha è stato arrestato con l’accusa di cospirare assieme ad alleati stranieri contro il governo. Nell’ultimo mese, inoltre, l’assemblea nazionale e il senato, controllati dalla maggioranza, hanno approvato emendamenti che garantiscono la redistribuzione dei seggi lasciati dal CNRP a favore dei partiti minori che non li avevano ottenuti alle elezioni, e che, in più, consegnano al PPC stesso più di 5 mila uffici locali e periferici che erano controllati dal CNRP.

Charles Santiago, direttore dell’Asean Parlamentarians for Human Right (APHR), ha dichiarato che con la sentenza è stato piantato «l’ultimo chiodo nella bara della democrazia cambogiana», poiché è chiaro che «il CNRP è stato sciolto non per aver violato la legge ma semplicemente per essere troppo popolare e una minaccia per il dominio della maggioranza». Ora che i sogni di elezioni libere e regolari sono svanite, Santiago ha chiesto che la comunità internazionale non accetti «il processo elettorale a meno che vengano adottati misure immediati per ristabilire la situazione. Queste misure devono essere il reintegro del CNP, il rilascio incondizionato di Kem Sokha, e la fine delle persecuzioni contro la società civile, i membri dell’opposizione e i mezzi di informazione».

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