8 ottobre – Mario Vargas Llosa

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foto via Elpais.com

 

«Cari amici. Tutti i popoli moderni o passati vivono nella loro storia momenti nei quali la ragione è spazzata via dalla passione. Ed è vero che la passione può essere generosa e altruista quando ispira la lotta alla povertà e alla disoccupazione. Ma la passione può anche essere distruttiva e feroce quando la muovono il fanatismo e il razzismo»

Mario Vargas Llosa

Quest’oggi scrittore peruviano, premio nobel per la letteratura nel 2010, Mario Vargas Llosa è stato invitato a parlare alla manifestazione contro il movimento indipendentista catalano. Organizzata dalla Societat Civil Catalana (SCC), la marcia si è svolta al grido di «recuperiamo il senno» e ha raccolto un’adesione che la polizia stima essere di 350 mila persone, mentre la SCC di 930 mila.

Llosa, divenuto cittadino spagnolo nel 1993, ha parlato al termine della manifestazione «senza lesinare sugli aggettivi». Ha esordito sostenendo che la spinta indipendentista è dovuta alla «passione nazionalista», la «religione laica, deplorevole eredità del peggiore romanticismo», che è «distruttiva e feroce quando la muovono il fanatismo e il razzismo». Inoltre, ha definito il movimento indipendentista una «congiura golpista» che vuole distruggere ciò che si è creato negli ultimi 500 anni, una storia congiunta della Spagna e della Catalogna. Nel suo discorso, ha sottolineato le conseguenze economiche di un’eventuale scissione; poi, ha ricordato l’epoca in cui  Barcellona era un luogo di «spiragli di libertà» nella Spagna franchista, il centro culturale a cui approdavano artisti sudamericani. Ha concluso, incitando a dimostrare agli «indipendentisti minoritari che la Spagna è ormai un paese moderno, un paese che ha fatto propria la libertà e che non rinuncierà a essa per una congiura che vuole portarlo indietro ad essere un paese del terzo mondo».

Offriamo di seguito la nostra traduzione del discorso di Mario Vargas Llosa.

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«Cari amici. Tutti i popoli moderni o passati vivono nella loro storia momenti nei quali la ragione è spazzata via dalla passione. Ed è vero che la passione può essere generosa e altruista quando ispira la lotta alla povertà e alla disoccupazione. Ma la passione può anche essere distruttiva e feroce quando la muovono il fanatismo e il razzismo.

La peggiore di tutte, quella che ha causato più sfracelli nella storia, è la passione nazionalista. Religione laica, deplorevole eredità del peggiore romanticismo. Il nazionalismo ha riempito la storia dell’Europa e del mondo, e quella della Spagna, di guerre, sangue e cadaveri. Da qualche tempo, il nazionalismo sta causando sfracelli anche in Catalogna.

È per quello che siamo qui adesso, per fermarlo. Per questo migliaia e migliaia di catalani sono usciti dalle loro case, in questa soleggiata mattina d’ottobre catalano. Sono catalani democratici, che non credono che siano traditori quelli che pensano cose diverse dalle loro. Sono catalani che non considerano l’avversario un nemico, che non insozzano le loro porte né distruggono le loro vetrine. Catalani che credono nella democrazia, nella libertà, nello Stato di diritto, nella Costituzione.

Oltre ai catalani, qui, questa mattina, migliaia di uomini e donne venuti da tutti gli angoli della Spagna – e perfino dal Perù -, per dire agli amici catalani che non solo soli, che siamo con loro, che vogliamo lottare assieme a loro per la libertà. Siamo armati di idee, di argomenti e di una convinzione profonda che la democrazia spagnola è fatta per durare a lungo. E che nessuna congiura indipendentista la distruggerà.

Non vogliamo che le banche e le imprese se ne vadano dalla Catalogna come se fosse una città medievale vessata dalla peste. Non vogliamo che i risparmiatori catalani ritirino il loro denaro per sfiducia, per l’insicurezza giuridica che promette loro il futuro della Catalogna. Vogliamo, invece, che i capitali e le imprese vengano in Catalogna perché torni ad essere, come tante volte nella sua storia, la capitale industriale della Spagna, la locomotiva del suo sviluppo e della sua prosperità.

Vogliamo che la Catalogna torni ad essere la Catalogna capitale culturale della Spagna, come era quando io venni a vivere qui, in quegli anni che ricordo con enorme nostalgia. Erano gli ultimi anni della dittatura franchista. La dittatura si stava sgretolando e faceva acqua da tutte le parti. E nessuna città spagnola sfruttò tanto quanto Barcellona quegli spiragli di libertà per aprirsi al mondo e prendere dal mondo le migliore idee, i migliori libri, tutti i grandi successi della avanguardia. Per questo venivano gli spagnoli a Barcellona. Perché qui l’aria era già quella europea, per capirci, quella della democrazia e della civilizzazione.

Qui, in quella Catalogna, si riunirono, dopo essersi dati la schiena durante la guerra civile, gli scrittori spagnoli e gli scrittori latinoamericani. Qui, io ho visto arrivare a Barcellona a ragazzi e ragazze da tutta l’America Latina, con aspirazione artistiche e letterarie, che venivano qui perché era qui che bisognava essere se uno voleva trionfare nel mondo dell’arte, del pensiero, della letteratura. Venivano qui come noi nelle generazioni precedenti andavamo a Parigi. Vogliamo che Barcellona, che la Catalogna, tornino ad essere la capitale della culturale della Spagna.

Cari amici. La Spagna è una paese antico. La Catalogna è un paese antico. 500 anni fa le loro storie si sono unite e si sono unite con le storie dei baschi, dei galiziani, del popolo dell’Extremadura, degli andalusi, ecc. Adesso, da 40 anni a questa parte, oltre ad essere il ricordo di un passato glorioso e a volte tragico, la Spagna è anche una terra di libertà, una terra di legalità. Questo l’indipendentismo non lo distruggerà.

C’è bisogno di molto più che una congiura golpista dei signori Puigdemont e Junqueras, e della signora Forcadell, per distruggere ciò che si è costruito in 500 anni di storia. Non lo permetteremo. Eccoci qui, cittadini pacifici, che crediamo nella coesistenza, che crediamo nella libertà. Dimostreremo a quegli indipendentisti minoritari che la Spagna è ormai un paese moderno, un paese che ha fatto propria la libertà e che non rinuncierà a essa per una congiura che vuole portarlo indietro ad essere un paese del terzo mondo.

Questa manifestazione supera tutto ciò che gli organizzatori più ottimisti speravano. Questa è la dimostrazione meravigliosa che Barcellona, che la Catalogna, come il resto della Spagna sono per la democrazia, per la legalità e per la libertà.

Viva la libertà! Visca Catalogna! Viva la Spagna!»

 

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