7 ottobre – Álex Ramos

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alex ramos
foto via Europapress.es

«Questa è una rivoluzione dei potenti, delle classi sociali più ricche della Catalogna, non degli oppressi. È una rivoluzione egoista. Mobilitano le persone, dicendo al mondo quanto sono scontenti, e poi bollano chiunque non sia d’accordo con loro come fascista»

Álex Ramos

Dopo giorni in cui l’attenzione mediatica a proposito del referendum in Catalogna si è concentrata sulle proteste e sulle manifestazioni dei sostenitori dell’indipendenza, stanno ora cercando di fare sentire la propria voce anche i catalani e gli spagnoli contrari alla secessione.

Sabato si sono tenute marce e manifestazioni in tutta la Spagna, riporta il Guardian, e in decine di città, inclusa Barcellona, la gente ha dato vita a delle “manifestazioni in bianco” per chiedere dialogo e cercare di smorzare i toni accesi che hanno caratterizzato le dichiarazioni degli ultimi giorni. I manifestanti, vestiti di bianco e senza bandiere, hanno marciato sotto uno slogan scritto sia in spagnolo che in catalano: Hablemos/Parlem, cioè “parliamo”.

Molte persone sono attese anche alla manifestazione anti-secessione che si terrà domenica a Barcellona e che è organizzata dalla Societat Civil Catalana (SCC), l’organizzazione principale che veicola le istanze a favore dell’unità della Catalogna con il resto della Spagna. La manifestazione sarà l’occasione per chiedere una nuova fase di dialogo col resto del paese; vi prenderanno parte anche intellettuali come lo scrittore peruviano e premio Nobel Mario Vargas Llosa e l’ex presidente del Parlamento europeo Josep Borrell.

«Il nazionalismo qui è etnico, non civico; è linguistico, culturale, tribale, sentimentale e romantico» ha detto all’Observer Álex Ramos, presidente della SCC, a proposito delle ragioni dei sostenitori dell’indipendenza catalana. «Non è come la rivoluzione francese, che chiedeva uguaglianza e libertà per tutti. Nel profondo questi nazionalisti ritengono di essere diversi dagli altri e, in ultima istanza, migliori di loro. Questa è una rivoluzione dei potenti, delle classi sociali più ricche della Catalogna, non degli oppressi. È una rivoluzione egoista. Mobilitano le persone, dicendo al mondo quanto sono scontenti, e poi bollano chiunque non sia d’accordo con loro come fascista».

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