1 ottobre – Mariano Rajoy

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foto via Theguardian.com (Javier Soriano/AFP/Getty Images)

«Oggi non c’è stato alcun referendum. È stato una messinscena, una sceneggiata ignorata dalla maggioranza dei catalani. Siamo una democrazia tollerante ma ferma, abbiamo rispettato la legge e la Costituzione, reagito con fermezza e serenità. Domani convocherò le forze politiche parlamentari per riflettere sul futuro»

Mariano Rajoy

Nella giornata di domenica in Catalogna si è votato un referendum per l’indipendenza. Le operazioni di voto si sono svolte in un clima molto teso: il referendum è ritenuto illegale dal governo spagnolo e dal Tribunale Costituzionale e la polizia spagnola è intervenuta in diversi seggi per contrastare le votazioni e requisire le urne e il materiale elettorale. Dei 2.315 seggi inizialmente previsti, circa 300 sono stati chiusi dalla polizia. Ci sono stati diversi casi di scontri tra poliziotti e civili che opponevano resistenza, rivendicando il diritto di votare. Secondo il governo catalano ci sono stati almeno 761 feriti, di cui due gravi.

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Un agente della polizia spagnola immobilizza due ragazzi che avevano provato ad occupare un seggio a Barcellona – foto via Ilpost.it (PAU BARRENA/AFP/Getty Images)

Poco dopo la chiusura dei seggi, il primo ministro spagnolo Mariano Rajoy ha tenuto una conferenza stampa, trasmessa in diretta televisiva, contestando la legittimità del voto e accusando il governo catalano di avere rifiutato ogni compromesso e di essere quindi responsabile della situazione di tensione attuale.

«Oggi non c’è stato alcun referendum. È stato una messinscena, una sceneggiata ignorata dalla maggioranza dei catalani» ha detto Rajoy, che ha parlato del «fallimento di un progetto che ha provocato situazioni indesiderate e che ha causato un danno molto grave alla convivenza, un bene che dobbiamo recuperare».

«Oggi abbiamo constato la forza della democrazia spagnola», ha aggiunto. «Il referendum voleva liquidare la Costituzione senza tener conto dell’opinione degli spagnoli».

 

3 comments

  1. Non credo all’Europa delle piccole patrie, non credo alla democrazia esportata con i manganelli. Fuori dalla spagna il tema non può essere ridotto al tema secessionista. Il silenzio delle istituzioni europee, e del Re di spagna da un lato e l’arroganza della destra Spagnola mettono a rischio democrazia, pace e uscita dalla crisi continentale. Una deriva voluta e pianificata dal governo iberico per nascondere i suoi fallimenti, ricompattare il nazionalismo franchista, ancora forte e latente in quella nazione con un nemico interno da combattere, come prima e unica giustificazione dei propri limiti. Dall’altro lato gli indipendentisti non solo catalani, ma di tutta Europa adesso alzano il tiro. Fuori da quel paese dovremmo dire: Dimissioni di Rajoi, Dimissioni del presidente del consiglio EU. Ricordo il motivo scatenante della questione Catalana degli ultimi 10 anni: l’ABOLIZIONE della riforma Zapatero sulle autonomie da parte dell’attuale governo di destra, tale provvedimento, ha scatenato il sentimento secessionista. Le politiche di austerity dell’europa hanno fatto il resto. Se ne esce con i muscoli e i manganelli, con la paura Italica della lega e dei populisti o alzando il tiro? Su pace e disarmo, il no ai trattati Europei e alle politiche di austerity, alla lotta alla disoccupazione in tutta Europa. Il vento di destra in EUROPA porta al fascismo, alla violenza, alla sopraffazione umana: Il diritto di vota non si vieta mai, si può regolamentare, ma non si vieta mai. Di questa deriva le socialdemocrazie Europee ne sono parte in termini di responsabilità e connivenza. Leggetevi i comunicati di Podemos, aiuta ad avere un quadro diverso della situazione.

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