28 settembre – Lu Kang

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foto via Fmprc.gov.cn

«Siamo contrari a qualsiasi guerra nella Penisola Coreana. La comunità internazionale non permetterà mai una guerra che farebbe precipitare le persone in un abisso di miseria»

Lu Kang

La tensione tra la Corea del Nord e gli Stati Uniti rimane altissima, soprattutto dopo le recenti dichiarazioni del Ministro Ri Yong Ho, secondo cui Washington avrebbe dichiarato guerra a Pyongyang e il suo Paese si starebbe attrezzando per infliggere «le peggiori sofferenze» al popolo americano. Chiaramente, nella contesa non poteva non far sentire la propria voce pure la Cina, che della regione è la maggiore potenza sia militare che economica.

Oggi, in un comunicato apparso sul sito internet del Ministero del Commercio, la Cina ha annunciato che attuerà presto le sanzioni approvate dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu lo scorso 11 settembre. Secondo il provvedimento, non saranno soltanto le compagnie nordcoreane presenti in Cina a dover chiudere, ma anche le joint-venture miste sino-nordcoreane operanti nel Paese. Il tutto dovrà essere eseguito entro 120 giorni dall’approvazione delle sanzioni, ossia entro il 1 gennaio 2018.

L’applicazione di tale provvedimento è una notizia particolarmente dura per il regime di Pyongyang, di cui Pechino è il maggior alleato nonché partner commerciale. Infatti, circa il 90% degli scambi complessivi della Corea del Nord è rivolto alla Cina. Motivo per cui gli Stati Uniti hanno insistito a lungo affinché Pechino adoperasse il proprio peso economico per ridimensionare i progetti nucleari di Kim Jong-un.

Del resto, la Cina si è sempre opposta a qualsiasi opzione militare, sia che si trattasse di un intervento americano preventivo che dell’installazione del sistema missilistico di difesa THAAD in Corea del Sud. Posizione ribadita ancora oggi dal portavoce del Ministero della Difesa, Lu Kang, che in conferenza stampa ha affermato: «Siamo contrari a qualsiasi guerra nella Penisola Coreana. La comunità internazionale non permetterà mai una guerra che farebbe precipitare le persone in un abisso di miseria».

«Le sanzioni e la promozione del dialogo sono entrambi requisiti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Non dobbiamo dare troppa enfasi a un aspetto, ignorando l’altro», ha poi detto Lu Kang, sottolineando l’importanza del dialogo con la controparte nordcoreana. «La questione nucleare nella Penisola Coreana è legata alla pace e alla stabilità regionale, nonché agli interessi vitali di tutte le parti interessate», ha continuato il portavoce del Ministero della Difesa, «la rottura del blocco richiede che tutte le parti interessate mostrino la loro sincerità».

Anche il portavoce del Ministero della Difesa Nazionale, Wu Qian, ha tenuto a rimarcare gli “enormi” sforzi compiuti dalla Cina nell’affrontare la questione nucleare coreana. «Il nucleo della questione nucleare della Penisola Coreana è il conflitto tra la Repubblica Popolare Democratica di Corea e gli Stati Uniti», ha affermato Wu Qian in una conferenza stampa tenutasi oggi, «Noi speriamo che i paesi interessati possano assumere un atteggiamento responsabile e fare osservazioni volte ad alleviare le tensioni e fare qualcosa di concreto».

Di fronte alla domanda su come si comporterebbe la Cina a seguito di un intervento militare in Corea del Nord, il portavoce ha ribadito la necessità di proseguire con il dialogo. «L’intervento militare non può diventare un’opzione», ha detto Wu Qian, aggiungendo pure un monito: «L’esercito cinese farà tutti i preparativi necessari per proteggere la sovranità e la sicurezza del Paese e la pace e la stabilità regionale».

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