21 settembre – papa Francesco

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papa francesco bis
foto via Huffingtonpost.it

«Chi viene condannato per abusi sessuali sui minori può rivolgersi al Papa per avere la grazia, ma io mai ho firmato una di queste e mai la firmerò. Spero che sia chiaro… La Chiesa è arrivata tardi. È la realtà: siamo arrivati in ritardo. Forse l’antica pratica di spostare la gente, ha addormentato un po’ le coscienze. Quando la coscienza arriva tardi, anche i mezzi per risolvere il problema arrivano tardi»

papa Francesco

Papa Francesco ha detto che la Chiesa ha preso coscienza del problema della pedofilia nel clero «in ritardo» e ha assicurato che nessun condannato per abusi sessuali sui minori riceverà mai la sua grazia.

Come riporta la Stampa, giovedì mattina il papa ha parlato di fronte alla Pontificia Commissione per la Tutela dei minori, che è stata ricevuta in Vaticano, e ha annunciato alcune linee guida dell’azione che intende portare avanti per contrastare il problema della pedofilia. «In questo momento il problema è grave. Non è grave solo il problema ma anche il fatto che alcuni non hanno preso coscienza del problema», ha detto Francesco, sottolineando la necessità di «cominciare a studiare e a classificare i dossier», anche per velocizzare i processi rimasti in sospeso. «Ci sono tanti casi che non avanzano, che stanno lì… Si sta cercando di assumere più gente che lavori nella classificazione dei processi».

Il papa ha parlato inoltre dell’attività della Commissione interna alla Congregazione per la Dottrina della Fede, che si occupa di esaminare i ricorsi («lavora bene ma deve essere aggiustata con la presenza di qualche vescovo diocesano che conosca proprio il problema sul sito»), e ha ribadito il principio della “tolleranza zero”: «Dico che anche un solo abuso su minori, se provato, è sufficiente per ricevere la condanna senza appello. Se ci sono le prove è definitivo. Perché? Semplicemente perché la persona che fa questo, uomo o donna, è malata. È una malattia. Oggi lui si pente, va avanti, lo perdoniamo, ma dopo due anni ricade. Dobbiamo metterci in testa che è una malattia».

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