10 settembre – Malcolm Turnbull

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foto via Theguardian.com (Paul Miller/AAP)

«La minaccia per il matrimonio non sono le coppie gay, è la mancanza di impegno nell’amare. Se oggi la minaccia per il matrimonio è la mancanza di impegno, allora altre coppie che prendano e mantengano questo impegno rappresenteranno sicuramente un buon esempio, anziché un cattivo esempio»

Malcolm Turnbull

Il Primo ministro australiano, Malcolm Turnbull, si è schierato apertamente a favore del “sì” nel dibattito sul matrimonio tra persone dello stesso sesso in vista del sondaggio nazionale che si terrà in Australia nelle prossime settimane.

Intervenendo a Sidney all’inaugurazione della campagna New South Wales Liberals and Nationals for Yes, Turnbull, che è anche leader del Partito Liberale australiano, ha ricordato come il riconoscimento del diritto al matrimonio anche alle coppie omosessuali sia qualcosa che è già avvenuto in molti paesi del mondo. «In qualcuno di questi stati è forse cascato il cielo, la vita per come la conosciamo si è interrotta, il matrimonio tradizionale ne è stato indebolito? La risposta è ovviamente no» ha affermato Turnbull, che ha aggiunto: «La minaccia per il matrimonio non sono le coppie gay, è la mancanza di impegno nell’amare».

Nella giornata di domenica si sono tenuti raduni a favore del matrimonio omosessuale in diverse città australiane. Anche il leader dell’opposizione (e del Partito laburista australiano), Bill Shorten, ha partecipato a una manifestazione a Sidney, dicendo di aspettarsi la vittoria del “sì”, ma non per merito dei politici: «Sarà perché l’Australia avrà deciso che è ora di rendere l’uguaglianza di matrimonio una realtà. Sono molto ottimista».

Fra pochi giorni gli elettori australiani riceveranno via posta i moduli per esprimere la propria opinione sulla proposta di legge che consentirebbe i matrimoni omosessuali. I moduli (su cui andrà indicata la preferenza per il “sì” o per il “no”) dovranno essere rispediti al governo entro il 7 novembre; il risultato della consultazione verrà reso noto il 15 novembre. Come scrive il quotidiano La Stampa, tuttavia, il risultato del sondaggio non sarà vincolante per i membri del parlamento australiano, che potrebbero decidere di ignorare il responso dei votanti.

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