9 settembre – Tirana Hassan

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tirana hassan
foto via Adelaidenow.com.au

«I governi che continuano a fornire addestramento o a vendere armi all’esercito di Myanmar stanno rafforzando un soggetto che sta portando avanti operazioni militari di feroce violenza  contro i rohingya, tali da costituire crimini contro l’umanità. Devono fermarsi immediatamente, così come i governi che stanno pensando di farlo in futuro»

Tirana Hassan

Tirana Hassan, direttrice di Amnesty Internazional per le risposte alle crisi, ha commentato con queste parole la nuova denuncia dell’organizzazione contro la persecuzione dei rohingya da parte dell’esercito di Myanmar. Amnesty riferisce di aver trovato prove e testimonianze di militari che collocano mine anti-persona sul confine nord-ovest dello stato di Rakhine. Hassan spiega, inoltre, che solo Corea del Nord e Siria usano mine terresti anti-persona e che «abbiamo raggiunto un nuovo picco nell’orribile situazione in atto nello stato di Rakhine. Il ricorso spietato ad armi indiscriminate e mortali lungo percorsi di confine estremamente affollati sta mettendo in grave rischio la vita dei civili in fuga». Proprio pochi giorni fa, la stessa Hassan affermava che «la zona è sull’orlo di un disastro umanitario». Denunciava ancora Amnesty,  infatti, che il governo di Myanmar sta bloccando gli aiuti umanitari a Rakhine, a seguito degli scontri con la resistenza rohingya.

Da Rakhine passa la fuga della minoranza musulmana dei rohingya verso il Bangladesh. A Myanmar, i rohingya «sono senza documenti per legge» e perciò non hanno alcun diritto politico. Dal 2012 vi è stata una recrudescenza dei rapporti con il resto del Paese e, secondo l’ONU, da allora più di 120 mila persone hanno lasciato il paese. All’origine della persecuzione, ipotizza il The Guardian, potrebbero esserci moventi più economici che religiosi, come invece di norma viene indicato. Dall’ottobre 2016, poi, vi è stata un’offensiva dell’esercito contro i gruppi armati rohingya, e nello scorso febbraio l’ufficio dei diritti umani delle Nazioni Unite ha stabilito che l’esercito ha commesso crimini che potrebbero essere giudicati contro l’umanità.

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