2 settembre – Paolo Gentiloni

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foto via Lastampa.it

«In questo contesto favorevole, anche se non privo di rischi, l’Italia arriva lasciando alle spalle la crisi più acuta che abbiamo avuto nel dopoguerra. Possiamo finalmente dire di aver lasciato dietro le spalle il periodo più difficile del dopoguerra»

Paolo Gentiloni

E’ dal 1975 che, durante la prima settimana di settembre, a Cernobbio, sul Lago di Como, si tiene il Forum Ambrosetti, un appuntamento a cui tradizionalmente partecipano Capi di Stato e di Governo, massimi rappresentanti delle istituzioni internazionali, ministri, premi Nobel, imprenditori, manager ed esperti di tutto il mondo, per confrontarsi sui temi di maggiore impatto per l’economia globale e la società nel suo complesso.

Oggi, nel secondo dei tre giorni del Forum, è intervenuto il Primo Ministro italiano Paolo Gentiloni, che ha parlato soprattutto della situazione economica dell’Italia, facendo particolare riferimento al delicato e sofferto passaggio dalla crisi alla ripresa che è tuttora in atto. «L’Italia non è certamente fuori dalle sue difficoltà, non ha risolto il problema del debito pubblico e del ritardo del Mezzogiorno. Tuttavia, andando all’essenziale ci sono almeno tre punti evidenti, e il primo è il ritorno della crescita», ha detto Gentiloni subito all’inizio del suo discorso.

«In questo contesto favorevole, anche se non privo di rischi, l’Italia arriva lasciando alle spalle la crisi più acuta che abbiamo avuto nel dopoguerra. Possiamo finalmente dire di aver lasciato dietro le spalle il periodo più difficile del dopoguerra», ha affermato Gentiloni. «Tra i tanti indici, per me il più importante è l’indice di fiducia, che è l’indice più impalpabile. Ma se cresce, nonostante le ansie comprensibili e anche le paure seminate ad arte, è uno degli elementi più incoraggianti per chi governa» ha continuato il Presidente del Consiglio, evidenziando i principali motivi per essere ottimisti sul prossimo fututo.

Tra le principali note dolenti dell’Italia, sicuramente c’è l’ancora scarsa ripresa dell’occupazione. «23 milioni di occupati per l’Italia sono un record. C’è una ripresa del lavoro, ancora insufficiente, direi scandalosamente insufficiente se parliamo dei dati sul lavoro nel Mezzogiorno, tra i giovani, tra le donne e tuttavia una ripresa del lavoro significativa, grazie alle riforme fatte in questi anni, che bisogna dire hanno funzionato» ha detto Gentiloni, citando anche due dati al riguardo: «Abbiamo lavorato sodo a partire dagli anni della crisi più dura e negli anni successivi, dal 2014 al 2017 abbiamo recuperato oltre 900mila degli 1,09 milioni di posti di lavoro persi».

Le politiche economiche di controllo del bilancio, il “sentiero stretto”, secondo il Presidente del Consiglio hanno funzionato: «Si recupera credibilità nei conti pubblici senza uccidere la crescita e conservando un avanzo primario che ormai da 20 anni non ha eguali nelle grandi economie europee».

Molto importante è stato, infine, l’accenno alla questione dei migranti, la cui emergenza è tutt’altro che conclusa. «Noi stiamo continuando e continueremo a difendere l’onore dell’Europa e contemporaneamente abbiamo ottenuto risultati notevoli nel numero di sbarchi affidati a trafficanti e nella riduzione delle vittime che si producono con queste grandi ondate migratorie irregolari», ha affermato Gentiloni. «Abbiamo gestito flussi migratori irregolari di dimensioni bibliche dimostrando che è possibile ridurre questi flussi senza rinunciare ai principi di umanità e civiltà», ha continuato poi, ricordando anche gli altri partner europei i loro obblighi, «Certo è un lavoro che continua e che deve essere europeo. Sono certo che gli impegni presi con Merkel e Macron saranno  mantenuti».

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