24 luglio – Jared Kushner

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foto via Edition.cnn.com

«Sin da quando, a marzo, sono stati sollevati dei dubbi, sono stato coerente affermando di essere desideroso di condividere qualsiasi informazione a mia disposizione con i corpi investigativi. Quest’oggi l’ho fatto. Le registrazioni e i documenti che ho volontariamente fornito mostreranno che tutte le mie azioni sono state corrette e sono avvenute nel normale corso di una campagna elettorale unica. Permettetemi di essere molto chiaro: non sono colluso con i russi e non so di nessun altro nella campagna che lo sia; non ho avuto contatti illeciti; non mi sono affidato a rappresentanti russi per i miei affari, e sono stato perfettamente trasparente nel fornire tutte le informazioni richieste»

Jared Kushner

Lunedì Jared Kushner, influente consigliere del presidente degli Stati Uniti Donald Trump e suo genero (è marito della figlia maggiore di Trump, Ivanka), è stato ascoltato dalla Commissione Intelligence del Senato a proposito dei suoi incontri con alcuni rappresentanti russi nel corso della scorsa campagna elettorale americana. Prima del colloquio, Kushner ha reso pubbliche le proprie dichiarazioni preparate per la Commissione e, subito dopo, ha tenuto una breve e inusuale conferenza stampa alla Casa Bianca in cui le ha ribadite.

Le dichiarazioni di Kushner, scrive BBC, sono «un esercizio di cautela e discrezione avvocatesca». Kushner, infatti, ha evitato di rivelare fatti nuovi e si è premurato di dare ragione solamente di quelli già noti al pubblico. Ad esempio, non ha negato di aver avuto quattro incontri con rappresentanti russi, ma ha li ha derubricati come parte del suo lavoro per Trump come intermediario con i governi stranieri. Ha respinto, invece, le accuse di aver voluto istituire un canale segreto non ufficiale per comunicare con l’ambasciatore russo negli Stati Uniti Sergey Kislyak, e ha spiegato di aver semplicemente voluto vagliare con lui la possibilità di avere una linea sicura per discutere della crisi in Siria. Questa difesa, commenta il The Guardian, probabilmente non risponde alle domande degli investigatori ma ne fa sorgere di nuove, poiché sembra che quanto affermato da Kushner sia avvenuto alle spalle dell’amministrazione Obama, ancora in carica all’epoca dei fatti.

Le agenzie investigative americane hanno assodato che Putin ha autorizzato una campagna di hackeraggio e di propaganda a favore dell’elezione di Donald Trump. Il Dipartimento di Giustizia e il Congresso vogliono ora stabilire se qualcuno dell’entourage di Trump abbia permesso che ciò avvenisse o se lo stesso presidente abbia ostacolato le indagine a riguardo. Kushner è uno dei possibili collegamenti tra Trump e la Russia. I prossimi che saranno ascoltati dalla Commissione sono il figlio maggiore del presidente, Donald Trump Jr., e l’ex-direttore della campagna elettorale Paul Manafort.

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