18 luglio – Salil Shetty

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foto via Wikipedia.org

«Oggi abbiamo imparato che in Turchia stare dalla parte dei diritti umani è diventato un reato. Ora è il momento della verità, per la Turchia e per la comunità internazionale. I leader mondiali devono smetterla di mordersi la lingua e di continuare a fare come se niente fosse. Invece, devono fare pressione sulle autorità turche affinché vengano ritirate le ridicole accuse nei confronti dei difensori dei diritti umani e tutti siano rimessi in libertà immediatamente e senza alcuna condizione»

Salil Shetty

Quest’oggi il tribunale di Instanbul ha confermato la detenzione preventiva per sei dei dieci attivisti di Amnesty International arrestati lo scorso 5 luglio; gli altri quattro sono stati rilasciati su cauzione. Idil Eser, direttrice di Amnesty International Turchia, e gli altri sono ora in attesa che la data del processo venga stabilita. Come spiega a Agence France-Press Andrew Gardner, ricercatore specialista per Amnesty in Turchia, il capo d’imputazione è «aver commesso un crimine per conto di un’organizzazione terroristica». A inizio giugno era stato incriminato con la medesima accusa il presidente della sezione turca di Amnesty International Turchia, Taner Kiliç, che si trova ancora in carcere.

Sail Shetty,  segretario generale dell’ONG, ha respinto le accuse: «La procura turca ha dodici giorni per stabilire l’ovvio: che questi attivisti sono innocenti. La decisione di processarli dimostra che la verità e la giustizia sono diventate del tutto sconosciute in Turchia. Questa non è un’accusa legittima, è un’accusa per ragioni politiche che delinea un preoccupante  futuro per i diritti in Turchia».

Lo stesso Erdoğan, la scorsa settimana, si era fatto portavoce dei motivi dell’incarcerazione degli attivisti, artefici di iniziative «in continuità con il colpo di stato del 15 luglio», mentre sabato, nel suo articolo pubblicato sul The Guardian in occasione del primo anniversario dello sventato colpo di stato, aveva scritto di «voler mantenere la giustizia». Sembra lecita, dunque, la domanda su quale genere di giustizia egli abbia in mente, posta dal giornale inglese. Infatti, a seguito del tentativo di colpo di stato dell’anno scorso, sono state 150 mila le persone che hanno ricevuto accuse simili a quelle sopra riportate e 50 mila sono quelle incarcerate. Come ha detto Ozturk Yilmaz, «certamente alcuni sono colpevoli… ma altri no. Questa non è più democrazia».

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