7 luglio – Elayne Whyte Gómez

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foto via Theguardian.com

«Sono decenni che il mondo conosce la potenza distruttiva delle armi nucleari e da allora si è chiesto di proibire le armi nucleari. Questa è la decisa dichiarazione della comunità internazionale che vuole giungere a un paradigma di sicurezza totalmente diverso, che non includa le armi nucleari»

Elayne Whyte Gómez

Quest’oggi a New York si è conclusa la seconda sessione della Conferenza delle Nazioni Unite «per negoziare uno strumento legamente vincolante che proibisca le armi nucleari». Sono 124 i paesi che hanno preso parte alle due sessioni (la prima si è tenuta a fine marzo) per la redazione del trattato per la messa al bando delle armi nucleari. Il documento è stato votato e sottoscritto da 122 di loro che, pertanto, sono ora vincolati all’accordo. Si tratta di una nuova fase di un percorso iniziato nel 2010 quando si è fatta urgente la discussione sulla «dimensione umanitaria» dell’uso delle armi nucleari. Si fa riferimento, ad esempio, agli effetti dannosi per l’umanità non soltanto degli attacchi veri e propri ma anche dei test; perciò, chi ha stipulato l’accordo si impegna a garatire soccorsi umanitari a chi ne è colpito. Il tema è sempre più rilevante e attuale, considerata l’intensa attività di questo genere svolta dalla Corea del Nord.

Come si spiega sul sito dell’International Campaign to Abolish Nuclear Weapons (ICAN), «il trattato proibisce lo sviluppo, i test, la produzione e la costruzione, il trasferimento, lo stoccaggio, l’uso o la minaccia ad usare armi nucleari. Proibisce anche assistere, incoraggiare o indurre chiunque a iniziare questo genere di attività. In più, le nazioni non devono permette la disposizione e lo schieramento di armi nucleari sul proprio territorio».

Il trattato può essere sottoscritto ancora fino a settembre, quando si terrà l’assemblea generale delle Nazioni Unite. Sebbene sia poco probabile che paesi come, ad esempio, gli Stati Uniti lo firmino, è sufficiente che cinquanta stati lo ratifichino perché entri in vigore come legge internazionale. Come spiega Beatrice Fihn al sopracitato ICAN, «questo genere di trattati costringono i paesi a cambiare il loro comportamento. Non sarà un processo rapido, ma di sicuro li condizionerà. Abbiamo visto per tutte le altre armi che il divieto è il primo passo, poi si procede all’eliminazione. Qui si è iniziato il cammino per l’eliminazione». Questo spiega la soddisfazione di Elayne Whyte Gomez, presidentessa della Conferenza, di cui sopra sono riportate le parole dette al The Guardian.

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