1 luglio – James Martin

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foto via Wikipedia.org

«Questo fatto dà al papa la possibilità di collocare, finalmente, il suo uomo di fiducia in una posizione di rilievo. Per molti sostenitori di Benedetto XVI, il cardinale Müller era l’ultimo collegamento con la sua gestione»

James Martin

Quest’oggi, il Vaticano ha annunciato che si è concluso il mandato del cardinale G.L. Müller come prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede ovvero papa Francesco ha deciso di non rinnovargli l’incarico. Müller era stato nominato cardinale e segretario del dicastero che presiede alla definizione dell’ortodossia della Chiesa cattolica romana da Benedetto XVI, nel 2008.

Al posto di Müller, papa Francesco ha incaricato l’arcivescovo spagnolo Luis Ladaria Ferrer, gesuita spagnolo, già vice-direttore della Pontificia Università Gregoriana. Ferrer non sembra essere un liberale ma è un teologo altamente qualificato, che da tempo collabora con il pontefice. Al The Guardian un prete, che è voluto rimanere anonimo, ha detto: «Parlano la stessa lingua e Ladaria è una persona paziente, non è inquieta e non minaccia il papa».

Il reverendo James Martin, consulente alla Commissione per la Comunicazione del Vaticano, ha scritto che l’incarico di Ferrer «dà al papa la possibilità di collocare, finalmente, il suo uomo di fiducia in una posizione di rilievo» e che «per molti sostenitori di Benedetto XVI, il cardinale Müller era l’ultimo collegamento con sua la gestione».

Papa Francesco e il cardinale Müller rappresentano certamente due visioni opposte sulla Chiesa. La contrapposizione si rese palese con la reazione di quest’ultimo all’enciclica Amoris laetitia. In risposta alle concessioni progressiste del papa in merito al divorzio, l’omosessualità, l’aborto, il cardinale sostenne che chi viola la dottrina «non può essere accolto di nuovo del tutto nella Chiesa. Non si tratta di una disputa accademica, è la parola di Dio». Pertanto, è ideologicamente significativo l’allontamento di una figura in tale aperto contrasto con il pontefice.

Tale valore è accresciuto dal recente episodio che, come scrive il New York Times, rivela «una zona d’ombra» nell’operato di papa Francesco. Si tratta dell’accusa di pedofilia del cardinale Penn. Questi, che ora è il prelato di carica più elevata ad essere accusato di crimini sessuali, ha posizioni teoriche molto vicine a quelle di Müller. Dunque, in pochi giorni, due sono gli esponenti della fazione più conservatrice del Vaticato che vengono esautorati dai loro incarichi.

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