22 giugno – Antonio Marchesi

Posted by
2847ef6a5c60d60c002638688a633f44_XL
foto via Flipnews.org

«La nuova condanna da parte della Corte europea dei diritti umani nella sentenza Bartesaghi Gallo e altri contro l’Italia è una buona notizia, perché aiuta a fissare nella memoria collettiva una pagina tragica della storia italiana recente che non deve mai più ripetersi. È importante rafforzare la cultura dei diritti umani tra le forze di polizia ed è un ulteriore sollecito, semmai ce ne fosse bisogno, al nostro paese affinché si doti di una legislazione che permetta di punire adeguatamente il reato di tortura, che tuttora manca»

Antonio Marchesi

Il presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, ha rilasciato una nota ufficiale in cui ha commentato la sentenza odierna con cui la Corte europea dei diritti umani ha condannato l’Italia per i crimini avvenuti per il G8 di Genova, nel 2001.

Nella sentenza si legge che all’unanimità è stato stabilito che è stato violato l’Articolo 3 della Convenzione europea sui diritti umani («Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti»). Ai 42 dimostranti trattenuti dalla polizia dentro la scuola Diaz sono state inflitte «pesanti violenze psicologiche e fisiche» che sono state giudicate come atti di tortura. Infatti, contro di loro gli agenti di polizia «hanno fatto uso indiscriminato, sistematico e sproporzionato di violenza», sebbene non vi fosse «alcun pericolo imminente» per loro. Dalla disamina dei fatti risulta che gli occupanti della scuola Diaz, una volta entrata la polizia, «non hanno commesso alcun atto di violenza o di resistenza» contro quest’ultima.

La Corte, infine, osserva che la procedura della polizia è stata la medesima del caso Cestaro su cui si era espressa nel 2015. Ricordando che anche allora era stata stabilita la violazione dell’Articolo 3 da parte della polizia italiana, la Corte ha rinnovato le preoccupazioni circa «le mancanze della legislazione italiana nel merito delle pene per i reati di tortura».

A tal proposito, Nils Miuznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, ha recentemente inviato una lettera al Parlamento italiano. Pur dando il proprio benvenuto al testo di legge sulla tortura che si sta discutendo alla Camera dei deputati, Miuznieks fa notare che la definizione di tortura che viene proposta diverge da quella della Convenzione europea contro la tortura. Avverte, pertanto, che una simile legge potrebbe non bastare per certi crimini e fornire «potenziali scappatoie per l’impunità». In conclusone, Miuznieks ha ricordato che il reato di tortura non solo permette di fronteggiare gravi violazioni di diritti umani ma anche «protegge la reputazione della larga maggioranza dei membri delle forze dell’ordine e degli altri organi dello stato che non commettono crimini simili, assicurando che quelli responsabili di tali violazioni vengano processati».

Rispondi