20 giugno – Rex Tillerson

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foto via Huffingtonpost.it

«La stragrande maggioranza dei rifugiati vuole tornare a casa per aiutare a ricostruire le loro società, una volta che sarà cessata ogni violenza. In qualità di più grande donatore di aiuti umanitari del mondo, gli Stati Uniti sono un leader nel sostenere i rifugiati e nell’affrontare le cause dello sfollamento forzato»

Rex Tillerson

A partire dalla risoluzione 55/76 del 4 dicembre 2000, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha decretato che ogni anno, il giorno 20 giugno, si celebra il “World Refugee Day“, ossia la Giornata Mondiale del Rifugiato, il cui scopo è sensibilizzare tutti i paesi del mondo sulle condizioni e sulla situazione attuale dei rifugiati.

«Come ci sente a fuggire dalla guerra, dai disastri o dalle persecuzioni? A lasciarsi tutto alle spalle?» è l’inizio del messaggio introduttivo del Segretario Generale dell’Onu, Antonio Guterres, in occasione del World Refugees Day 2017. Secondo le stime dell’UNHCR (United Nations High Commissioner for Refugees), sono almeno 65,6 milioni le persone costrette a fuggire dalla propria casa; un dato assolutamente senza precedenti. Tra di loro, ci sono circa 22,5 milioni di rifugiati, di cui oltre la metà di età inferiore ai 18 anni. Infine, 10 milioni sono gli apolidi, cioè coloro a cui è stata negata la cittadinanza e, di conseguenza, anche l’accesso ai diritti fondamentali dell’individuo.

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foto via UNHRC (19 giugno 2017)

Proprio in occasione della Giornata Mondiale del Rifugiato 2017, il Segretario di Stato americano, Rex Tillerson, ha rilasciato una dichiarazione, sul sito del Dipartimento di Stato, per ricordare «la condizione di chi è costretto dalle persecuzioni e dalla guerra a fuggire dal suo paese d’origine» e per riconoscere «le sfide pressanti poste dalla crisi dei rifugiati in corso. Oggi, i rifugiati sono più di 22 milioni in tutto il mondo».

«La stragrande maggioranza dei rifugiati vuole tornare a casa per aiutare a ricostruire le loro società, una volta che sarà cessata ogni violenza. In qualità di più grande donatore di aiuti umanitari del mondo, gli Stati Uniti sono un leader nel sostenere i rifugiati e nell’affrontare le cause dello sfollamento forzato» ha detto Tillerson, secondo cui gli Stati Uniti non verranno meno ai loro impegni umanitari nel mondo.

«Gli Stati Uniti riconoscono la straordinaria generosità dei paesi che accolgono i rifugiati e le loro comunità locali che sostengono le persone sfollate. Questi paesi offrono un atto di servizio verso coloro che soffrono grandi avversità» ha detto Tillerson, che ha poi concluso riaffermando il ruolo che spetta al proprio paese: «Nel celebrare la Giornata Mondiale del Rifugiato, noi continueremo ad aiutare coloro che sono stati costretti a fuggire dalle loro case, ad affrontare alla radice le cause del loro spostamento, e promuovere soluzioni a lungo termine alle crisi umanitarie».

Il generoso impegno umanitario degli Stati Uniti è stato al centro anche della dichiarazione rilasciata, sempre nella giornata odierna, da Nikki R. Haley, l’ambasciatore americano all’Onu: «Gli Stati Uniti forniscono più aiuti umanitari di ogni altro paese, ma il denaro da solo non è sufficiente, dobbiamo anche lavorare per porre fine ai conflitti che spingono queste persone a fuggire dalle loro case, mentre i loro paesi vengono lacerati. Abbiamo tanto lavoro da fare presso le Nazioni Unite, ma i rifugiati di tutto il mondo e i paesi che li ospitano devono sapere che possono continuare a contare sugli Stati Uniti come loro guida».

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