16 giugno – Donald Trump

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foto via Politico.com

«Sono indagato per avere licenziato il direttore dell’FBI dall’uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell’FBI! È una caccia alle streghe»

Donald Trump

Donald Trump ha scritto su Twitter di essere indagato per il suo ruolo nel licenziamento dell’ex direttore dell’FBI James Comey. La dichiarazione del presidente Usa sembra quindi dare credito alla notizia pubblicata ieri dal Washington Post, per cui l’indagine condotta dal Procuratore Speciale Robert Mueller sulle intromissioni della Russia nelle scorse elezioni presidenziali americane (il cosiddetto “Russiagate”), che vede sotto inchiesta alcuni importanti collaboratori ed ex collaboratori del presidente, si sarebbe estesa ad includere lo stesso Trump.

Secondo le fonti del Washington Post, l’accusa che riguarda Trump è di ostruzione alla giustizia; il fascicolo sul presidente sarebbe stato aperto in seguito al licenziamento di Comey, che fino a quel momento stava conducendo le indagini sul Russiagate.

Non è chiaro a chi si riferisca Trump con l’espressione “l’uomo che mi ha detto di licenziare il direttore dell’FBI”: sempre il Washington Post ipotizza che si tratti del viceprocuratore generale Rod Rosenstein, che scrisse una nota evidenziando alcuni aspetti critici della gestione dell’FBI da parte di Comey.

La Casa Bianca aveva inizialmente affermato che la nota di Rosenstein aveva contribuito alla decisione di Trump di licenziare Comey. Tuttavia, il presidente aveva in seguito dichiarato di averlo licenziato indipendentemente dalla nota di Rosenstein, spiegando di essere insoddisfatto di come l’FBI stava conducendo l’inchiesta sul Russiagate.

Come ricorda il Post, Rosenstein è anche la persona che, dopo il licenziamento di Comey, ha nominato Robert Mueller come Procuratore Speciale per proseguire l’indagine sulle intromissioni della Russia nella campagna elettorale dello scorso anno. È a Rosenstein, in quanto viceprocuratore generale, che Mueller riferisce, dal momento che il superiore di Rosenstein, il procuratore generale Jeff Sessions (la cui carica equivale a quella del ministro della Giustizia in Italia), si è estromesso da ogni ruolo nell’indagine sul Russiagate in seguito alle accuse di aver mentito al Congresso sui contatti che avrebbe avuto con funzionari russi durante la campagna elettorale.

Il viceprocuratore generale Rod Rosenstein (foto via Nytimes.com)

È quindi a Rosenstein che potrebbe riferirsi il vago e allusivo tweet del presidente Usa, nonostante le responsabilità del viceprocuratore siano più limitate di quanto la critica di Trump possa lasciare intendere: il Procuratore Speciale Mueller deve sì riferire a Rosenstein, ma gode anche di una certa indipendenza nella gestione dell’indagine.

Dal canto suo, Trump insiste nel definire l’inchiesta che lo riguarda come una «caccia alle streghe», e in un altro tweet pubblicato venerdì ha puntato il dito contro la presunta assenza di prove emerse finora:

«Dopo sette mesi di indagini e di audizioni della commissione sulla mia “collusione coi Russi”, nessuno è stato in grado di esibire alcuna prova. Che cosa triste!»

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