15 giugno – Vladimir Putin

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foto via Rt.com

«Comey ha preso nota delle sue conversazioni con il presidente Donald Trump e poi attraverso un amico le ha passate ai media. Suona davvero strano quando il capo dei servizi di sicurezza prende nota delle conversazioni con il comandante in capo e poi le passa ai media attraverso un amico. Cosa c’è di diverso rispetto a Snowden? Questo significa che egli non è il capo dei servizi di sicurezza, ma un difensore dei diritti umani. Quindi, ancora una volta, saremmo pronti a offrire asilo politico a Comey, nel caso in cui venisse perseguitato negli Stati Uniti»

Vladimir Putin

Oggi è un giorno molto importante in Russia. Infatti, come vuole una tradizione ormai consolidata, è andato in onda il “Direct line with Vladimir Putin”, un programma televisivo, trasmesso una sola volta all’anno su diversi canali (Russia-1, Russia-24, Russia Today e Channel One Russia), in cui il presidente russo risponde in diretta per quattro ore alle domande poste da alcuni giornalisti presenti in studio e dagli utenti dei social network.

È stata una grande occasione, per Putin, di parlare di diversi argomenti scottanti, a partire dalle prospettive future di crescita della Russia, dello stato delle forze armate, della situazione in Siria, del delicato e difficile rapporto con gli Stati Uniti, fino al caso Russiagate.

«Guardando alla russofobia che si sta alimentando qui negli Stati Uniti, che tipo di consigli potrebbe darmi per rendere maggiormente chiaro ai miei compatrioti in America, che la Russia non è un loro nemico?» ha chiesto un giornalista americano. Putin ha risposto: «Prima di tutto, da capo del governo, so quali sono i sentimenti del nostro popolo e so che non consideriamo l’America come un nemico. Per due volte nella storia, in un momento di difficoltà, abbiamo unito i nostri sforzi e siamo stati alleati nelle due guerre mondiali».

«Al giorno d’oggi, assistiamo a un sentimento russofobo negli Stati Uniti e questo è colpa dell’acuirsi del confronto politico in atto […] Sappiamo che ci sono tanti amici là fuori, negli Stati Uniti, amici della Russia. Eppure, anche in questo contesto storico in cui viviamo, in cui i media hanno un certo impatto, ci sono parecchie persone qui in Russia che hanno molto rispetto per i traguardi raggiunti dal popolo americano e sperano che le nostre relazioni future ritornino alla normalità» ha poi proseguito Putin.

Il tema del riavvicinamento tra Mosca e Washington è stato ripreso anche in relazione alla guerra in Siria. «Il problema della Siria, il problema del Medio Oriente, è già chiaro a tutti che non si arriverà a niente senza un lavoro costruttivo congiunto – ha detto il presidente russo, rinnovando il proprio impegno militare – Il nostro piano è quello di innalzare il livello di addestramento delle forze armate siriane e poi con calma tornare alle basi che abbiamo nel Paese, così che le truppe siriane possano agire in modo indipendente ed efficace: se sarà necessario le sosterremo con l’aviazione».

La questione del Russiagate è stata introdotta da un giornalista russo, che ha domandato: «Al mondo intero sembrano travolgenti gli ultimi sviluppi. Mi riferisco al confronto tra il presidente Trump e l’ex-direttore dell’Fbi Comey. Nelle audizioni si parla di coinvolgimenti russi, perciò quali sono le sue considerazioni? Quali possono essere le conseguenze?» «Non conosco i dettagli delle testimonianze del sig. Comey – ha risposto Putin – ma sono a conoscenza di alcuni dettagli che ha rivelato. Qual è l’impressione che ne ho ricavato? Per prima cosa, il sig. Comey crede che la Russia abbia interferito nelle elezioni americane, ma non ha prodotto alcuna prova».

Putin, però, non si è limitato a negare il coinvolgimento russo nel processo democratico americano, ma ha addirittura accusato Washington di essere la prima ad adoperarsi per influenzare la politica interna degli altri paesi, facendo pressioni non solo dall’esterno, ma anche agendo dall’interno, servendosi di alcune organizzazioni non governative (Ong).

«Comey ha detto che abbiamo influenzato i loro cuori e le loro menti, ma il mondo ci dice qualcosa di completamente diverso – ha affermato Putin – Gli Stati Uniti usano sempre la loro propaganda, sostengono delle Ong che difendono i loro interessi; queste hanno un impatto sui nostri cuori e sulle nostre menti. Questo è il loro tentativo di influenzare l’opinione pubblica durante il processo elettorale. Prendete l’intero globo, potete puntare il dito su qualsiasi paese in qualsiasi regione del mondo, gli interessi degli Stati Uniti sono ovunque. Conosco queste cose perché ho parlato con leader di altri paesi, che però non lo vogliono dire apertamente perché non vogliono avere problemi con gli Usa».

Se a Mosca il presidente russo è sembrato molto a suo agio, a tratti persino divertito nel discutere del Russiagate, come quando ha affermato di essere «pronto a offrire asilo politico a Comey», a Washington il suo omologo non se la passa altrettanto bene. Dopo l’audizione dell’altroieri del Ministro della Giustizia Sessions, ieri è trapelata la notizia che il procuratore special Robert Mueller starebbe indagando Trump per “ostruzione alla giustizia”.

Il presidente americano è stato, come al solito, molto attivo e anche molto polemico su Twitter. «Si sono inventati una finta collusione con la Russia, trovato nessuna prova, perciò adesso mi accusano di ostruzione alla giustizia sulla base di una storia falsa. Ottimo» è stato il primo messaggio.

«State assistendo alla singola più grande caccia alle streghe della storia politica americana, guidata da gente molto cattiva e in conflitto» è stato il secondo messaggio. L’hashtag è sempre lo stesso: MAGA (Make America Great Again).

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