11 giugno – Naomi Klein

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naomi klein
foto via Theguardian.com (Koroush Keshiri)

«Penso che [Donald Trump] sia un uomo di spettacolo e che sia consapevole di come lo spettacolo possa distrarre la gente. Questa è la storia dei suoi affari: ha sempre pensato di poter nascondere ai suoi investitori e banchieri, ai suoi affittari, ai suoi clienti la scorrettezza dei suoi affari, montando su il Trump Show. Questa è l’anima di Trump.  È senz’ombra di dubbio un idiota, ma non sottovalutiamo quanto è bravo ad esserlo»

Naomi Klein

La giornalista e scrittrice canadese Naomi Klein pubblicherà il prossimo 13 giugno il suo nuovo libro-manifesto, No is not enough (“No non è abbastanza, resistere alla shock-politics di Trump e ottenere il mondo di cui abbiamo bisogno”) . Indicata dal The New Yorker come «la figura più in vista e influente della sinistra americana», l’autrice di No LogoShock economy questa volta si è occupata del presidente Trump. Al The Guardian, di cui è collaboratrice, spiega che Trump è stato un esito inevitabile e sostiene che, sebbene unirsi sotto l’insegna dell’anti-trumpismo sia giusto, questo non porterà che al punto di partenza da cui Trump è sorto. L’urgenza di un’analisi più profonda è ciò che l’ha spinta a studiare le cause che hanno portato alla sua elezione e come i suoi più stretti collaboratori hanno affrontato le crisi in passato.

La novità che individua nel presidente americano è che egli incarna la «dottrina dello shock» ovvero “tiene tutti quanti perennemente in uno stato di allerta. Non trae vantaggio da uno shock esterno, lui stesso è lo shock. E ogni dieci minuti ne provoca uno nuovo”. Alla luce del fatto che è aperta la questione su quanto Trump sia consapevole di questa sua forza o se sia un manichino nelle mani di chi gli è accanto, Klein invita a non sottovalutarlo.

Per quel che riguarda una reazione sociale contro Trump, Klein nota che, a differenza di altri paesi, l’America manca di memoria collettiva. Tuttavia, secondo la giornalista, il recente rifiuto di Trump dell’Accordo di Parigi sul clima sembra poter avere l’effetto di suscitare le comunità a reagire, dimostrando i limiti del governo: «Il messaggio è che i neoliberisti controllano molte cose ma non tutte. Non decidono quando avremo la nostra energia o ci muoveremo. Una frattura nell’incanto del neoliberismo è far sì che le persone vivano un’alternativa, e le città e le comunità sono il posto in cui questo avviene. Le istituzioni che sono state la spina dorsale dei movimenti sociali sono cadute nel caos e diminuite, e perciò abbiamo bisogno di mettere a posto le cose da noi».

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