8 giugno – James Comey

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foto via Nytimes.com (Carolyn Kaster/Associated Press)

 

«Sapevo che un giorno avrei avuto bisogno di un resoconto di quello che è accaduto»

James Comey

Giovedì si è tenuta l’audizione dell’ex capo dell’Fbi, James B. Comey, alla Commissione d’intellingence del Senato degli Stati Uniti, nell’ambito dell’inchiesta sull’ingerenza della Russia nelle elezioni americane del 2016. Comey, licenziato senza preavviso da Trump lo scorso 9 maggio, ha pubblicato ieri la sua deposizione e ha testimoniato in merito al suo rapporto con Trump e all’indagine sui contatti dell’entourage del presidente con la Russia durante la scorsa campagna elettorale. Ha scritto il The Guardian«la sua testimonianza non ha mandato al tappeto la presidenza Trump, tuttavia ha messo in serio dubbio l’integrità del repubblicano miliardiario». Il senatore Mark Warner, membro della Commissione, ha voluto precisare: «Questa non è una caccia alla streghe. Queste non sono fake news. Qui ci stiamo prodigando per proteggere il nostro paese da una nuova minaccia che non finirà presto».

Per quel che concerne il rapporto con Trump, Comey sembra aver ammesso di non avere mai avuto fiducia in lui. Nelle conversazioni private con gli ex-presidenti Bush e Obama, Comey non ha mai sentito il bisogno di registrarle; con Trump, invece, «ero preoccupato che lui avrebbe potuto mentire sulla natura degli incontri». Si trattava, infatti, di discussioni con il presidente in merito a un’indagine aperta che in certa misura lo riguardava. In particolare sarà importante un passaggio dell’audizione di Comey: egli ha riferito che Trump, nella Stanza Ovale, da soli, gli avrebbe detto «spero che lasci perdere», riferendosi al caso riguardante Michael Flynn. Una questione su cui si è intrattenuta la Commissione è se e quanto questa frase possa essere intesa come un ordine e, quindi, un’ostruzione alla giustizia da parte di Trump.

Sull’ingerenza russa nelle elezioni americane, l’ex direttore Comey ha detto: «Non bisogna avere peli sulla lingua: i russi hanno interferito nelle nostre elezioni durante il 2016. L’hanno fatto con un proposito, in maniera sofisticata, con un impressionante sforzo tecnico”. Comey non ha voluto parlare della posizione di Flynn nelle indagini ma alla domanda diretta se Trump sia colluso con la Russia ha risposto: “Questa è una domanda a cui non penso sia opportuno rispondere in questa sede. Quando ho lasciato [l’FBI, n.d.r.], non c’era alcuna indagine sul presidente Trump».

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foto via Nytimes.com (Doug Mills/The New York Times)

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