29 maggio – Mario Draghi

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foto via Corriere.it

«La ripresa economica sta diventando sempre più solida e continua ad ampliarsi attraverso diversi settori e diversi Paesi»

Mario Draghi

Queste le parole con cui ha esordito oggi Mario Draghi, il Presidente della Banca Centrale Europea (BCE), in un’audizione davanti alla Commissione per gli Affari Economici e Monetari (ECON) del Parlamento Europeo.

«Il Pil in termini reali nella zona euro si è ampliato per 16 trimestri consecutivi, crescendo dell’1,7% anno su anno nel primo trimestre del 2017», contemporaneamente »la disoccupazione è scesa al livello più basso dal 2009» ha detto Draghi, che ha poi aggiunto: «Il fatto che il consumo interno e gli investimenti siano i principali motori della ripresa, la rendono più robusta e resistente» rispetto ad eventuali shock esterni, ossia alle instabilità geopolitiche che stanno recentemente agitando il mondo.

Di fronte alle pressioni esterne a cui è sottoposto, in particolare dalla Bundesbank, la Banca Centrale Tedesca, che ha più volte richiesto alla Bce di interrompe o comunque di rallentare il quantitative easing, Draghi ha messo le mani avanti. L’obiettivo di fondo della Bce rimane l’inflazione al 2%, come prevedono i trattati: «Nonostante una ripresa più solida, le pressioni inflazionistiche sottostanti sono rimaste contenute».

«Le pressioni domestiche da parte dei costi, in particolare dai salari, sono ancora insufficienti per sostenere una convergenza durevole e autosufficiente dell’inflazione verso il nostro obiettivo a medio termine (il 2%). Per rafforzare le pressioni interne sui prezzi, abbiamo ancora bisogno di condizioni finanziarie (politiche monetarie) molto accomodanti».

«Se i bassi tassi nominali riflettono in parte la politica monetaria, tra gli altri fattori, il declino nei rendimenti reali è guidato da fattori strutturali che coinvolgono l’equilibro tra l’offerta di risparmio e la domanda di investimenti» ha detto Draghi, parlando dei bassi rendimenti che penalizzano risparmiatori e pensionati. «Se i bassi tassi nominali riflettono in parte la politica monetaria, tra gli altri fattori, il declino nei rendimenti reali è guidato da fattori strutturali che coinvolgono l’equilibro tra l’offerta di risparmio e la domanda di investimenti – aggiungendo poi – questi fattori includono in particolare i crescenti risparmi netti, da parte di una popolazione che invecchia e si prepara alla pensione, spese pubbliche per beni capitali relativamente più basse in un contesto di alti debiti pubblici, e un rallentamento della crescita della produttività che riduce la redditività degli investimenti».

Oltre alle cause, però, il Presidente della Bce ha parlato anche dei possibili rimedi: «Se i tassi di interesse reali a lungo terminedovranno aumentare di nuovo, è quelle cause che devono essere affrontate. E questo richiede un’azione strutturale a livello nazionale ed europeo».

Draghi ha infine concluso riaffermando che «le prospettive economiche della zona euro stanno migliorando e i rischi al ribasso sono moderati», ma che «questi segni positivi non devono distrarre dalla necessità di un crescita economica strutturale più ferma e ed elevata». Il bisogno di riforme strutturali apre la porta anche a una possibile e auspicabile revisione dei trattati: «Se vogliamo fare in modo che la nostra Unione Economica e Monetaria (UEM) prosperi, abbiamo bisogno di aggiornare il quadro istituzionale». Non solo, ma l’obiettivo finale, nelle parole di Draghi, europeista convinto, rimane un’Unione sempre più coesa: «In questo spirito, non vedo l’ora del dibattito che sarà aperto dal prossimo documento di riflessione della Commissione Europea riguardante l’approfondimento dell’Unione Economica e Monetaria».

Al termine del discorso, i parlamentari europei hanno potuto rivolgere al Presidente della Bce alcune domande. Dopo aver glissato sulla questioni più propriamente politiche, tra cui le elezioni italiane, Draghi ha però ribadito che «l’euro è irreversibile». Invece, riguardo alla Brexit, ha voluto rassicurare che «siamo pronti a sostenere le banche a riorganizzare le loro attività nella zona euro», a patto che queste si preparino in tempo. Ha poi aggiunto: «Molti dei rischi del processo di Brexit hanno a che fare con come il processo viene gestito, se viene gestito bene i rischi potrebbero non materializzarsi».

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