20 maggio – Re Salman

87839111_87839107
foto via Bbc.com

“Diamo il benvenuto al Presidente degli Stati Uniti Trump in Arabia Saudita. Signor Presidente, la sua visita rafforzerà la nostra collaborazione strategica, come guida verso la sicurezza e la stabilità globale”

Re Salman

E’ atterrato questa mattina presto a Riyad, capitale dell’Arabia Saudita, l’Air Force One, con a bordo il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Ad attenderlo al terminal dell’aeroporto c’era un lungo tappeto rosso e un’intera delegazione saudita, con a capo il Re in persona, Salman Bin Abdulaziz Al Saud, che in precedenza aveva scritto un messaggio di benvenuto su Twitter per il Presidente americano.

I due capi di stato si sono scambiati una stretta di mano e un breve saluto, tra squilli di trombe, spari di cannone e le acrobazie dei jet militari sauditi che hanno disegnato nel cielo i colori della bandiera americana: rosso, bianco e blu. “Sono molto felice di vederti” ha detto Re Salman, a cui Trump ha risposto: “E’ un grande onore”. Insieme hanno poi posato per alcune foto nella Sala Reale dell’aeroporto.

Trump resterà in Arabia Saudita fino a domani, domenica 21 maggio. Poi si recherà per due giorni in Israele, con tappe a Tel Aviv, Gerusalemme e Betlemme. In seguito, andrà a Roma, dapprima in visita in Vaticano da Papa Francesco e poi dal Presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni. Il 25 maggio volerà, invece, a Bruxelles, dove peraltro incontrerà per la prima volta il neo-Presidente francese Emmanuel Macron. Infine, il 26 e il 27 maggio sarà di nuovo in Italia, nell’isola sicula di Taormina, dove si terrà il G7.

Si tratta della prima visita ufficiale all’estero per Donald Trump, che capita proprio in un momento in cui la sua posizione a Washington è tutt’altro che rosea. Lo scandalo conosciuto come Russiagate, il processo all’ex-Consigliere per la Sicurezza Nazionale Michael Flynn, il licenziamento del direttore dell’Fbi Comey, le rivelazione dei segreti di intelligence sulla Siria al Ministro degli esteri russo Lavrov costituiscono una miscela potenzialmente esplosiva per il Presidente.

Oggi, il Washington Post riporta un’altra pessima notizia per Trump. Gli investigatori che indagano sui presunti rapporti tra l’amministrazione in carica e la Russia avrebbero indviduato un alto funzionario della Casa Bianca, molto vicino al Presidente, come elemento chiave per fare luce sulla vicenda. Secondo il quotidiano inglese Independent, la “persona di interesse” a cui fanno riferimento le indagini e che dovrebbe essere interrogata dall’Fbi è Jared Kushner, il marito della figlia Ivanka e consigliere personale del Presidente.

Lontano dai fantasmi di Washington, Trump può concentrarsi sull’Arabia Saudita, da sempre l’alleato arabo più fidato e più fedele degli Stati Uniti. L’obiettivo primario dei due Paesi, in particolare di Riyad, è di recuperare un rapporto che si era parecchio deteriorato durante la Presidenza Obama. Infatti, l’impegno profuso dall’amministrazione Obama per giungere a un accordo sul nucleare con l’Iran, conosciuto come “Joint Comprehensive Plan of Action”, aveva fatto suonare più di qualche allarme in casa Saud. Il timore diffuso era che la “dottrina Obama” volesse porre Teheran come perno dell’equilibrio politico e militare del Medio Oriente, togliendo questo compito proprio all’Arabia Saudita.

Sicuramente Trump non parlerà né di diritti umani né di tolleranza religiosa, come aveva fatto Obama al Cairo nel 2009. Come riporta il New York Times, domani il Presidente dovrebbe tenere un discorso ufficiale in cui chiamerà a raccolta tutti il mondo musulmano a unirsi nella lotta al terrorismo e all’estremismo religioso. In particolare, il Presidente ha di mira lo Stato Islamico (Is), che minaccia la stabilità e l’esistenza della stessa monarchia saudita.

Trump si è recato a Riyad soprattutto per chiudere affari importanti. Soltanto la compagnia petrolifera di stato saudita Aramco, per voce del suo capo Amin Nasser, ha dichiarato di aspettarsi un accordo da almeno 50 miliardi di dollari con altre 10 compagnie petrolifere americane. Del resto, Trump era accompagnato, sull’Air Force One, da una delegazione di uomini d’affari, tra cui Larry Fink di Blackstone, Michael Corbat di Citigroup, Roy Harvey di Alcoa, Adena Friedman del Nasdaq e il consigliere finanziario Michael Klein.

Tuttavia, gli affari maggiori sono previsti dalla cooperazione militare. Sempre secondo il New York Times, Stati Uniti e Arabia Saudita dovrebbero annunciare un nuovo accordo, già siglato dalle due parti, per la vendita di armi e tecnologia militare. L’accordo prevede la cessione di armamenti americani a Riyad per un totale di 110 miliardi di dollari nel corso dei prossimi 10 anni. A beneficiarne sarà soprattutto la multinazionale Lockheed Martin, che avrebbe pronto un sistema missilistico THAAD del valore di circa un miliardo, oltre a un sistema di controllo dei missili di tipo informatico e satellitare. Riporta, sempre il New York Times, che nell’accordo sarebbe intervenuto direttamente proprio Jared Kushner, il quale sarebbe riuscito a ottenere direttamente dalla Lockheed uno sconto ad hoc per i sauditi.

Un tale riarmo militare serve a Riyad, innanzitutto, per contrastare la crescente minaccia rappresentata dall’Iran. In secondo luogo, per affrontare la difficile e potenzialmente disastrosa campagna militare in Yemen. Lo stesso governo saudita ha confermato che questa notte, proprio in concomitanza con l’arrivo dell’Air Force One, è stato intercettato un missile lanciato dal suolo yemenita. I responsabili dell’attacco sarebbero i ribelli Houthi, una tribù sciita alleata dell’Iran, che avrebbero potuto colpire la capitale; il missile, infatti, stando al resconto delle autorià saudite, sarebbe stato stato intercettato a soli 200km da Riyad.

2 comments

  1. Ti ringrazio per i tuoi articoli sempre interessanti e ricchi di informazioni!
    Ieri in famiglia, con i miei splendidi figli, abbiamo commentato la vendita di armi e tecnologia militare da parte del Machiavellico Trump con questa espressione : ” Al di là di ogni ignobile previsione!”
    Perché il resto del mondo tace?
    Troveranno scuse allucinanti come quelle trovate sui campi di concentramento nazisti?
    Un caro saluto
    Adriana Pitacco

    1. Ti ringrazio tantissimo! E’ sempre un piacere avere riscontri positivi.
      A onore di cronaca bisogna dire che la vendita di armi era stata già avviata da Obama, Trump ha solo concluso la transazione. Alla fine, si tratta cinicamente di affari (“pecunia non olet” avrebbero detto i nostri antenati latini).
      Il problema vero è che queste armi potranno essere impiegate in Yemen, dove è già in atto una guerra civile con conseguente crisi umanitaria gravissima. O peggio, potrebbero servire a un confronto serrato con l’Iran, che è un Paese con quasi 80 milioni di abitanti e un esercito di circa 475.000 unità; giusto per far capire che tipo di conflitto potrebbe scoppiare. E ancora non sappiamo cosa ne pensa Israele, che ha pure la bomba atomica!
      E su questa ventata di ottimismo, ti mando i miei più cari e sinceri saluti 🙂

Rispondi