19 maggio – Julian Assange

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foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare”. 

Julian Assange

Julian Assange, fondatore e direttore di WikiLeaks, ha tenuto quest’oggi una conferenza stampa a proposito della caduta delle accuse a suo carico, annunciata qualche ora prima dalla procura svedese. In Svezia, infatti, pendevano su di lui accuse di stupro: precisamente era accusato di essersi rifiutato di sottoporsi al test per le malattie sessualmente trasmissibili. Dopo sette anni di stallo, senza riuscire ad arrestarlo, la procura ha deciso di non procedere oltre, lasciando però aperta la possibilità che l’accusa sia di nuovo valida nel momento in cui Assange torni in Svezia.

Nonostante questo, il Regno Unito ha già fatto sapere che il proprio mandato di arresto resta in vigore. Negli Stati Uniti, invece, dallo scorso mese si sta decidendo se accusare Assange non solo di spionaggio ma anche di aver rivelato documenti segreti.

Assange ha tenuto il suo discorso, di cui sotto proponiamo la nostra traduzione integrale, da un balcone dell’ambasciata dell’Ecuador a Londra, dove è in asilo da cinque anni. Tra i temi trattati, Assange ha preannunciato la pubblicazione di informazioni sul progetto “Athena” della CIA. Come si legge sul sito di WikiLeaks, si tratta di un malware che ha l’obiettivo di fornire un’analisi statistica su quanto un attacco informatico possa avere successo. Inoltre ha dichiarato che, in risposta all’atteggiamento della CIA e degli Stati Uniti, WikiLeaks continuerà a rendere disponibili documenti riservati, che, quindi, si aggiungeranno, ad esempio, alle rivelazioni sugli strumenti di hacking dell’Agenzia.

Assange è stato molto duro anche con l’Unione Europea, denunciando che la tendenza alla detenzione e all’estradizione senza incriminazione è ormai diventata una costante del sistema europeo. Questo non soltanto è una violazione dei diritti umani ma è anche una minaccia che incombe sui giornalisti che vogliano denunciare gravi abusi. Perciò, si augura che chi studierà il suo caso guardi oltre e denunci il modus operandi che l’Ue ha ormai assunto.

Ricordando la liberazione degli scorsi giorni di Chelsea Manning, Assange ritiene che gli eventi di questa settimana segnino dei precedenti importanti ma che “la battaglia vera” sia appena cominciata.

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foto via NyTimes.com (Credit Andy Rain/European Pressphoto Agency)

“Oggi è un giorno di vittoria per me e per l’organizzazione dei diritti umani delle Nazioni Unite. Tuttavia, non c’è maniera di cancellare sette anni di detenzione senza incriminazione, in prigione, in detenzione domiciliare, e quasi cinque anni in questa ambasciata senza poter vedere la luce del sole. Sette anni senza essere incriminato, mentre i miei bambini crescono senza di me. Questo non è qualcosa che posso perdonare, non è qualcosa che posso dimenticare.
L’indagine su quel che è accaduto, su questa ingiustizia terribile, è inevitabile ma spero che guardi oltre il mio caso e questa specifica situazione, perché la realtà è che la detenzione e l’estradizione senza incriminazione sono diventate un tratto distintivo dell’Unione Europea: un tratto distintivo che è stato usato per motivi politici nel mio caso, e che ha costretto altre persone, in altri casi, a subire terribili ingiustizie.
In Svezia la detenzione indefinita è una pratica consolidata; non è posto limite al tempo in cui qualcuno può essere detenuto senza essere incriminato. Non è un comportamento che ci si aspetta da un paese civilizzato. Allo stesso modo, l’estradizione senza incriminazione non è qualcosa che ci aspettiamo dal sistema legislativo del Regno Unito. È una misura che è stata introdotta in quanto parte del sistema dell’Unione Europea, per trasformare l’Unione Europa in una federazione. Nel 2014, in risposta al mio caso e a altri abusi, il governo del Regno Unito ha cambiato la legge perché non fossero possibili altre estradizioni dall’UK senza incriminazioni. Nel resto dell’UE tale questione è ancora aperta.
In questa occasione, vorrei ringraziare le Nazioni Unite, in particolare la commissione per i diritti umani, che è l’ultimo baluardo per tutti noi quando siamo vincolati, nelle nostre condizioni legali, alle particolari politiche di un paese o alla relazione geopolitca tra stati. Vorrei ringraziare anche l’Ecuador, il suo popolo, per l’asilo che mi hanno garantito. Hanno supportato il mio asilo, resistendo alle pressioni, anche alla forte pressione commerciale dell’Unione Europa che ha usato il suo sistema commerciale per penalizzare gli esportatori ecuadoriani. Questa è una terribile violazione. Vorrei anche ringraziare il mio gruppo di avvocati che hanno lavorato molto duro e gratuitamente, e tutte le altre persone che mi sono state vicine in questo processo.Tuttavia, dobbiamo capire che, sebbene quest’oggi sia stata un’importante vittoria e un’importante rivendicazione, il cammino è ancora molto lungo. La battaglia, la vera battaglia, sta appena cominciando. 
Il Regno Unito ha dichiarato che mi arresterà comunque. Gli Stati Uniti, il direttore della CIA, Pompeo, e il Procuratore generale americano hanno detto che io e gli altri collaboratori di WikiLeaks non abbiamo diritti e non godiamo del Primo emendamento, e che il mio arresto e quello degli altri è la loro priorità. Questo non è accettabile. WikiLeaks continuerà le sue pubblicazioni. Oggi, infatti, pubblicheremo nuovo importante materiale proveniente dalla Central Investigative Agency, il «CIA voult seven Athena», un sistema per penetrare e spiare, in maniera statistica, chiunque sia di interesse per la CIA; queste attività sono condotte senza garanzie. Le minacce verso di me, il mio staff e WikiLeaks come organo di stampa non sono state né saranno tollerate. Le nostre pubblicazioni continueranno a procedere allo stesso ritmo, anzi accelereremo le nostre pubblicazioni sulla CIA. 
Poi, per quel che riguarda in relazione al diritto di asilo, noi tutti abbiamo il diritto d’asilo. Il Regno Unito e l’Unione Europea sono firmatari dal 1951 dela Convenzione di Ginevra sullo status dei rifugiati. Qui si dichiara che tutte le persone hanno il diritto di cercare asilo, di ricevere asilo e di godere dell’asilo. Io ho tale diritto, in un caso politico, così come tutti noi ce l’abbiamo. Pertanto è semplicemente insostenibile l’affermazione dell’UK di arrogarsi il diritto di arrestare me che sto cercando asilo, in un caso, per giunta, in cui non c’è stata alcuna incriminazione e che adesso è stato lasciato cadere. I miei assistenti legali hanno contattato le autorità del Regno Unito e speriamo di instaurare un dialogo per andare verso la migliore soluzione possibile.
Per certi versi, il Regno Unito è stato violato con il processo con cui è entrato con l’Unione Europea, dove è accettata l’estradizione di persone senza alcuna incriminazione e senza alcuna considerazione ai fatti. In altri termini, il Regno Unito è stato costretto a prendere una posizione. La prima parte di ciò è finita. Il Regno Unito, per ora, si è rifiutato di confermare o negare se sia già valido sul suo territorio l’estradizione verso gli Stati Uniti. Vorremmo avere un simile dialogo anche con gli Stati Uniti, sebbene ci siano state dichiarazioni minacciose. Io sarei sempre felice di intrattenere un dialogo con il Dipartimento di Giustizia su ciò che è capitato.

Abbiamo un’altra importante vittoria questa settimana, anche più importante e più significativa di quella che abbiamo ottenuto oggi. Si tratta del rilascio di Chelsea Manning, dopo sette anni di detenzione in una prigione militare. Attraverso una dura battaglia noi e altri siamo riusciti a farla rilasciare ventotto anni in anticipo rispetto a quanto prevista dalla sentenza.

Queste sono alcune importanti vittorie ma il conflitto legale con gli Stati Uniti e il Regno Unito, a livello formale, continua. Io e Wikileaks come organo di stampa vi incoraggiano a supportarci in questa battaglia, per noi, ovviamente, per le nostre fonti, e perché sono stati stabiliti dei precedenti: sul diritto che le persone hanno di richiedere asilo, e sul diritto di pubblicare notizie per tutti noi. Come può essere che un giornalista e un editore, che opera dall’Europa, possa essa estradato negli Stati Uniti? Noi non lavoriamo negli Usa, noi non pubblichiamo lì. Questa è una minaccia a tutti i giornalisti di tutto il mondo, a prescindere da dove lavorino: se denunciano gravi abusi che avvengono in territori di sicurezza nazionale, sono minacciati di essere estradati o di incriminare l’ente o i loro collaboratori.

Bene, questo è tutto, ciao gente”

Julian Assange

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