10 maggio – Moon Jae-in

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foto via Nytimes.com

“Cercherò di risolvere la questione della sicurezza nazionale il più in fretta possibile. Farò del mio meglio, in tutti i modi, per la pace della penisola coreana. Se necessario volerò subito a Washington. Visiterò Pechino e Tokyo e, se ci saranno le condizioni, andrò anche a Pyongyang”

Moon Jae-in

Moon Jae-in ha prestato giuramento questa mattina ed è diventato il nuovo presidente della Corea Del Sud. Leader del partito democratico progressista, è stato eletto con il 40,2% dei voti (11 milioni di voti), battendo Hong Jun-pyo del partito conservatore (25,2%) e Ahn Cheol-soo del Peoples Party (21,5%).

Moon, avvocato che si occupa di diritti umani, prende il posto di Park Geun-hye, figlia del dittatore Park Chung-hee, rimossa dall’incarico, a inizio marzo, dalla Corte costituzionale per corruzione. Viene così interrotto il lungo governo conservatore durato nove anni. Si tratta, dunque, di una “svolta” importante per il Paese il cui “disperato desiderio di cambiamento di governo” – per usare le parole del discorso di insediamento di Moon – è stata “la spinta primaria” per la vittoria dei progressisti-democratici.

L’elezione di Moon è significativa anche sul piano internazionale, come egli stesso ha fatto intendere con le sue prime parole da presidente: “La Corea Del Sud deve abbracciare il popolo nord-coreano per riuscire, un giorno, in una pacifica riunificazione. Per farlo, dobbiamo riconoscere Kim Jong-un come il loro comandante e come nostro interlocutore”.

La sua prima scelta va nella stessa direzione: ha assegnato la direzione dell’intelligence sudcoreana a Suh Hoon, uomo di lunga e proficua esperienza nelle relazioni con la Corea Del Nord. A lui si devono, ad esempio, l’organizzazione degli storici incontri tra i leader delle due Coree nel 2000 e nel 2007, ma già tra il 1997 e il 1999 aveva svolto la funzione di mediatore nelle trattative tra i due Paesi sull’energia nucleare.

L’apertura verso la Corea Del Nord è confermata dall’ostilità di Moon e del suo partito per il THAAD, il sistema protettivo-missilistico americano, di cui dal marzo scorso è iniziata l’installazione in Corea del Sud e il cui scopo è schermare possibili attacchi da Pyongyang. Moon sostiene che spetta al suo governo l’ultima parola sulla THAAD.

Le sue parole sono state lette positivamente anche in Cina, che è il principale alleato economico della Corea Del Sud e che, risentitasi per il THAAD, aveva promosso un’azione di sabotaggio commerciale. Non è un caso, quindi, che il presidente cinese, Xi Jinping, si sia dichiarato disposto a collaborare con Moon, sulla base “della comprensione reciproca e del rispetto reciproco”.

Come scrive The New York Times, riportando le parole di David Straub, ex-direttore degli affari coreani del Dipartimento di Stato, bisognerà prestare attenzione alle divergenze tra Moon e Trump proprio sulla questione nord-coreana.

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