6 maggio – Joseph Stiglitz

joseph-stiglitz-k79h-u433101022419949lcc-593x443corriere-web-sezioni
 foto via Corriere.it

“È Macron l’ultima chiamata per salvare l’euro. Macron probabilmente capisce i problemi ed è abbastanza intelligente per sapere cosa bisogna fare. È senz’altro un europeista fortemente impegnato a far funzionare il progetto”

Joseph Stiglitz

Il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz, in un’intervista al Corriere della Sera, ha ribadito quale sia la questione fondamentale della campagna elettorale per le presidenziali francesi: la permanenza o meno della Francia nell’Eurozona e, di riflesso, anche nell’Unione Europea.

Stiglitz ha, innanzitutto, messo in chiaro che è necessario modificare la politica economica europea. Tuttavia, se si vuole davvero far cambiare rotta all’Unione, il rapporto e il dialogo con la Germania, il Paese di fatto leader dell’Europa, “è inevitabile, perché le riforme necessarie non riguardano i singoli Paesi. Sono interventi sulla struttura dell’area euro e bisogna convincere il governo di Berlino”.

In secondo luogo, ha cercato di inviduare quale sia stato l’errore principale commesso in questi anni dalle istituzioni europee: “Gran parte del mondo crede che quando un’economia è debole, si debba darle degli stimoli e quando il tasso di cambio è fisso, come nell’euro, ci sono due modi per fare degli aggiustamenti: attraverso svalutazioni interne operate attraverso la disoccupazione e la compressione dei salari — non funzionano mai — oppure i Paesi più forti si impegnano a perseguire un’inflazione un po’ più alta”. E qui, secondo Stiglitz, la Germania, l’economia più forte del Continente, non ha fatto adeguatamente la sua parte: “La Germania, caso quasi unico al mondo, rifiuta gli stimoli e scarica l’onere delle correzioni sui Paesi deboli. Tutti gli altri, da almeno 75 anni, pensano che si debba fare all’opposto”.

L’economista americano è convinto che Macron possa indurre i tedeschi a cambiare strategia, perché “altrimenti la sola cosa che li convincerà è la minaccia di una rottura dell’euro”, come vorrebbe invece l’altra candidata alle presidenziali, Marine Le Pen. La minaccia di un’uscita dall’euro, tuttavia, non sarebbe un tentativo di ricatto nei confronti di Berlino, bensì un richiamo al realismo e al buon senso. “Se lasci indietro masse di persone in una società democratica, se scarichi su di loro tutto il peso degli squilibri dell’eurozona, la gente dice: basta, non funziona. Non è ricatto, sono realtà politiche in una società democratica”. La Germania, secondo Stiglitz, sta così dimenticando un tassello fondamentale della sua storia: “È così che Hitler è andato al potere”.

“Il punto di Macron è di dire: voglio che l’Europa funzioni e dobbiamo trovare istituzioni economiche dell’euro che siano adeguate”. La battaglia del candidato di “En Marche!” per cambiare l’Europa è sincera e dovrebbere essere appoggiata, sostiene Stiglitz. Al contrario, Marine Le Pen è “un’opportunista”, una che “vuole solo usare il tema dell’euro come martello pneumatico per distruggere l’Unione europea”.

Il Premio Nobel per l’Economia del 2001 non è, come potrebbe sembrare a prima vista, un europeista convinto. Anzi, è da sempre uno dei critici più feroci della costruzione europea e, in particolare, dell’euro. Il suo ultimo libro, infatti, uscito lo scorso anno, si intitola proprio “Euro. Come una moneta comune minaccia il futuro dell’Europa”.

Martedì sera, ospite su La7 al programma di Giovanni Floris “Di Martedì”, alla domanda diretta del conduttore se l’euro come moneta comune funzioni oppure no, Stiglitz ha risposto secco. “No”. E ha aggiunto: “Quando hanno creato l’euro, hanno praticamente sottratto due degli strumenti più importanti di aggiustamento […] hanno sottratto il tasso di interesse e il tasso di cambio, però non hanno sostituito nulla. Anzi, peggio, hanno legato le mani dell’Europa”.

Una posizione molto simile a quella di Stiglitz, l’ha espressa il suo collega Paul Krugman, Premio Nobel per l’Economia nel 2008, in un editoriale di ieri sul New York Times intitolato “What’s the matter with Europe?”. In esso, Krugman prima afferma che “una vittoria della Le Pen sarebbe un disastro per l’Europa e per il mondo”, poi però aggiunge che anche un trionfo di Macron sarebbe preoccupante, “poiché potrebbe essere interpretato a Berlino e a Bruxelles come a significare che la Brexit è stata solo un’aberrazione e che gli elettori possono sempre essere intimoriti a seguire la strada che gli viene detto essere necessaria”. E conclude dicendo: “se anche il peggio dovesse essere evitato questa domenica, quello che l’elite europea ne ricaverà è un’occasione limitata nel tempo per cambiare rotta”.

I due Premi Nobel sono concordi su almeno tre punti fondamentali: la moneta comune, così com’è stata costruita e ideata, non funziona e sta pregiudicando il progetto europeo; un’uscita dall’euro sarebbe una catastrofe economica tanto per la Francia quanto per il resto dell’eurozona; la vittoria di Marine Le Pen non risolverebbe alcuno dei problemi dell’Europa, ma anzi li aggraverebbe.

Domani i francesi saranno chiamati a votare per il ballottaggio. I sondaggi attestano Macron intorno al 63% contro il 37% della candidata del Front National. La tensione, comunque, rimane alta in tutto il Paese, soprattutto per il timore di attacchi di natura terroristica. Proprio alla vigilia del voto, è stato pubblicato il nono numero del magazine Rumiyah, principale mezzo di propaganda dell’Isis. “Non dimenticate il vostro dovere di musulmani, scegliete un candidato per ucciderlo e un seggio per darlo alle fiamme” recita il testo della rivista in francese, su cui campeggia l’immagine di un seggio in fiamme.

Nel frattempo, a movimentare ulteriormente la situazione a poche ore dall’apertura dei seggi è la notizia di un importante attacco hacker contro lo staff elettorale di Macron. Decine di migliaia di email e documenti privati della campagna elettorale sono stati rilasciati e pubblicati su internet prima della mezzanotte di venerdì, quando è iniziato il silenzio elettorale.

Di fronte a un evento tanto inattesso, potenzialmente in grado di sparigliare le carte e influenzare l’andamento del ballottaggio, la Commissione Elettorale francese ha avvertito i media e gli utenti internet di non pubblicare alcunché del materiale incriminato, per non incorrere in sanzioni penali.

Trend Micro, un’azienda che si occupa di sicurezza digitale, aveva avvertito il mese scorso che la campagna elettorale di “En Marche!” era finita nel mirino di un gruppo di hacker riconducibili all’intelligence russa. Il Macronleaks, com’è stato rinominato dai media francesi, potrebbe pertanto essere opera di Fancy Bear, il gruppo sospettato di essere responsabile della violazione alla Commissione Nazionale del Partito Democratico americano del luglio scorso.

Rispondi