4 maggio – Yanis Varoufakis

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foto via Linkiesta.it

“La decisione di molte persone di sinistra di mantenere la medesima distanza da Macron e da Le Pen è imperdonabile. L’imperativo di opporsi al razzismo supera l’opposizione alle politiche neoliberiste”

Yanis Varoufakis

Domenica 7 maggio i francesi torneranno a votare per scegliere il futuro presidente della Francia: la scelta sarà tra Emmanuel Macron, candidato indipendente sostenuto dal movimento En Marche!, e Marine Le Pen, rappresentante del Front National, partito nazionalista di estrema destra. Nonostante Macron si definisca un progressista sui temi sociali e sia stato un ministro del secondo governo socialista di Manuel Valls, la sinistra francese sembra guardare con diffidenza al 39enne ex banchiere di Rothschild, soprattutto a causa delle sue posizioni liberiste in economia. Nei giorni scorsi, per esempio, si è tenuta una consultazione interna al movimento di sinistra radicale La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon (candidato arrivato quarto al primo turno delle presidenziali con il 19,6% dei voti) a proposito del comportamento da tenere nei confronti di Macron al ballottaggio del 7 maggio: solo il 35% dei sostenitori di Mélenchon si è detto intenzionato a votare Macron, mentre il restante 65% ha dichiarato che si asterrà dal voto o voterà scheda bianca o nulla (il voto per Marine Le Pen non era tra le opzioni della consultazione).

In un editoriale pubblicato sul giornale inglese The Guardian, Yanis Varoufakis ha sostenuto la necessità per la sinistra francese di sostenere compattamente Emmanuel Macron al secondo turno delle elezioni presidenziali. L’ex ministro delle Finanze della Grecia ha definito “imperdonabile” la decisione di coloro che, pur ritenendosi di sinistra, vorranno mantenersi equidistanti da entrambi i candidati e non andranno a votare. “Una sinistra più sicura di sé era abituata a capire che la nostra umanità ci obbligava a impedire agli xenofobi di mettere le mani sulle leve del potere statale, in particolare della polizia e delle forze di sicurezza”, ha scritto Varoufakis.

Nel suo editoriale, Varoufakis ha spiegato che c’è anche un secondo motivo per sostenere al ballottaggio l’ex ministro dell’Economia francese: “È stato l’unico ministro dell’asse franco-tedesco a mettere a rischio il proprio capitale politico venendo in aiuto della Grecia nel 2015”. “Con un messaggio in cui annunciava la sua volontà di intervenire per provare a porre fine al nostro soffocamento” ha ricordato Varoufakis “[Macron] mi disse che si stava sforzando di convincere Hollande e Gabriel [l’allora presidente del Partito Socialdemocratico tedesco, ndr] a trovare una soluzione. Il suo messaggio terminava così: ‘Non voglio che la mia generazione sia la responsabile dell’uscita della Grecia dall’Europa’”.

Varoufakis ha anche precisato che su “infinite” questioni ha idee molto diverse rispetto a Macron: sul modo di realizzare l’unione politica dell’Europa, per esempio, o su come compiere su larga scala gli investimenti necessari per migliorare la produttività nel continente. “Soprattutto, mi mancano le prove per convincere i miei compagni del DiEM25, il Movimento per la Democrazia in Europa [fondato da Varoufakis nel febbraio 2016, ndr], a fidarsi della capacità e della volontà di Macron di contrastare un sistema che sta portando avanti quelle politiche fallimentari che hanno alimentato il sostegno per Le Pen”.

“Nonostante queste riserve, io sostengo Macron” ha concluso Varoufakis. “Così come egli mi scrisse che non voleva che la sua generazione fosse responsabile dello strangolamento della Grecia, anch’io mi rifiuto di fare parte di una generazione di persone di sinistra che ha permesso a una fascista e razzista di ottenere la presidenza della Francia. Naturalmente, se Macron vincesse e diventasse semplicemente un altro funzionario del sistema profondo dell’Europa, io e i miei compagni ci opporremo a lui in maniera non meno decisa di come ci stiamo opponendo – o per lo meno dovremmo opporci – a Le Pen adesso”.

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