30 aprile – Matteo Renzi

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foto via Ilpost.it

“Un risultato impressionante, oltre ogni aspettativa. ll congresso segna l’inizio di una pagina nuova, non è la rivincita o il secondo tempo della solita partita”

Matteo Renzi

Lo scrutinio dei voti è ancora in corso, ma il verdetto appare già chiaro: Matteo Renzi sarà nuovamente Segretario del Partito Democratico. Le stime parziali mostrano un risultato netto, indiscutibile. L’ex Presidente del Consiglio ha ottenuto oltre il 70% dei consensi, distanziando notevolmente i suoi due rivali: il Ministro della Giustizia, Andrea Orlando, attestato intorno al 20%, e il Governatore della Puglia, Michele Emiliano, appena sotto al 10%.

Prima di tenere il discorso da vincitore delle primarie, Renzi ha pubblicato su Instagram e poi su Twitter un biglietto firmato da lui e dal Ministro Maurizio Martina, uno dei suoi principali sostenitori: “Una responsabilità straordinaria!! Grazie di cuore a questa comunità di donne e uomini che credono nell’Italia. Avanti, insieme”.

Dal palco del Nazareno, Renzi ha esordito, nel suo primo discorso da neo Segretario, ringraziando, per prima cosa, “tutti gli uomini che hanno permesso questa straordinaria festa della democrazia”, mentre “il secondo grazie è per Orlando e Emiliano a cui va il nostro abbraccio affettuoso. Terremo conto della loro battaglia”; come a voler compattare il partito, dopo mesi piuttosto turbolenti e tumultuosi.

Ha poi tenuto a ribadire che «questo non è un partito personale. Quando due milioni di persone vanno a votare, quando ci sono 6.000 circoli che vengono aperti… come si fa a dire che è il partito di uno solo, di un leader forte. Lo dirà il tempo se il leader è forte.” “E’ il rapporto col popolo che segna la diversità del Pd. L’alternativa al populismo non è il salotto ma è il popolo, il non aver paura della democrazia, di fare le primarie, di confrontarsi».

Due le parole d’ordine del “nuovo” PD di Renzi: umiltà e responsabilità; riconoscendo che la battaglia fondamentale circa il futuro dell’Italia dovrà essere combattuta in Europa. “Noi vogliamo cambiare l’Europa e lo diciamo con umiltà e responsabilità. Non ne possiamo più di un’Europa che non incrocia i desideri più profondi di chi crede nell’ideale europeo. Non siamo contro l’Europa ma per un’Europa diversa.”

“Il Congresso segna l’inzio di una pagina nuova.” E’ l’inizio di un nuovo corso, dopo un periodo piuttosto travagliato, segnato dalla sconfitta al Referendum del 4 dicembre. Tuttavia, non si tratta di “una rivincita”. “E’ un’altra partita che dobbiamo vincere partendo dal presupposto che in questi anni non siamo stati in grado fino in fondo di portare la gente dalla nostra parte, dal basso. E me ne assumo la colpa.”

Infine, Renzi si è lasciato andare anche a una considerazione del tutto personale: “Non ho mollato grazie a voi. In questi mesi ogni giorno ce n’era una, uno scandalo vero o falso, una polemica giusta o non giusta, un litigio, una difficoltà, un problema da affrontare: mi ha stupito positivamente e mi ha abbracciato, la forza di una rete straordinaria e la consapevolezza che siamo una grande comunità non fine a se stessa.”

Uno dei primi a congratularsi con Matteo Renzi è stato Paolo Gentiloni, l’uomo che a dicembre lo aveva sostituito alla guida di Palazzo Chigi. Dal Kuwait, dove si trovava per una visita al contingente italiano stanziato nella Paese, il Presidente del Consiglio ha telefonato direttamente al neo Segretario per esprimere tutto il suo sostegno. Allo stesso modo, su Twitter, il Ministro dei Beni e della Attività Culturali, Dario Franceschini, ha espresso tutto il suo entusiasmo per il risultato oggi ottenuto.

Meno entusiastica, ma comunque significativa la presa d’atto della sconfitaa da parte degli altri due candidati. “Renzi ha detto che dobbiamo vederci presto. Nella sua voce ho sentito un pizzico di emozione che mi fa sperare abbia imparato la lezione” ha affermato Michele Emiliano, offrendo la sua “collaborazione leale” per migliorare l’Italia. “Il risultato che esce dalle urne ci da’ una vittoria molto ampia di Renzi, con il quale mi congratulo e a cui ho già telefonando per augurargli buon lavoro in un momento difficile della vita del partito e del Paese” ha detto, invece, Andrea Orlando, che però sembra intenzionato a portare avanti la sua battaglia per un nuovo centro-sinistra: “Anche chi ha votato Renzi credo che condivida con noi l’esigenza di costruire un nuovo centrosinistra che sappia mettere insieme anime diverse e diventare competitiva nelle prossime tornate elettorali”.

I numeri di oggi lasciano ben sperare per il futuro del partito. L’affluenza totale, infatti, si aggira intorno ai 2 milioni; un dato sicuramente non trascurabile. All’interno del Nazareno possono tirare un sospiro di sollievo, perché è stato songiurato il rischio flop, che molti osservatori avevano preventivato, tanto da spingere Renzi a dichiarare pubblicamente che sarebbe stato “strepitoso” se anche solo un milione di persone si fosse recato ai gazebo a votare. Lo stesso Renzi, però, in occasione delle primarie del 2013, aveva dichiarato a PiazzaPulita che, se i votanti fossero stati inferiori al milione e mezzo, sarebbe stata una grave sconfitta per il PD.

Il dato, tuttavia, che maggiormente spaventa la leadership democratica, anche in un giorno di “festa per la democrazia” come sono state definite queste primarie, è il netto calo di partecipazione. Se, da un lato, si sono registrate file anche di mezz’ora ai gazebo nelle grandi città, dall’altro, le cifre ufficiali parlano di circa 800mila votanti in meno rispetto al 2013.

Matteo Renzi è appena stato eletto Segretario, ma il lavoro che lo aspetta si prospetta già assai impegnativo.

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