25 aprile – Carlo Calenda

calenda_bio
foto via Sviluppoeconomico.gov.it

“La cosa più plausibile è che si vada verso un breve periodo di amministrazione controllata che si potrà concludere, nel giro di sei mesi, o con una vedita parziale o totale degli asset di Alitalia oppure con la liquidazione”.

Carlo Calenda

In un’intervista al Tg3, il Ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, prende atto della decisione assunta in giornata dal Consiglio d’Amministrazione di Alitalia: la compagnia verrà commissariata.

Il Ministro ha confermato la linea ufficiale del Governo italiano, che si era sempre dichiarato contrario all’ipotesi della nazionalizzazione: “i cittadini italiani hanno messo circa 7 miliardi e 400 milioni nei vari progetti di salvataggio”. “Dunque, qual è adesso la soluzione? Mettere altri miliardi di euro pubblici e mantenere un’azienda in perdita?”, questo per il Ministro Calenda non solo non è più percorribile, ma nemmeno ben visto dalla maggioranza dei cittadini italiani.

Entro sei mesi la società verrà venduta oppure si procederà alla sua liquidazione. Una soluzione a breve termine potrebbe essere quella di ottenere il via libera dell’Unione Europea a un aiuto pubblico “per un orizzonte di 6 mesi, a condizioni molto precise che negozieremo sotto forma di prestito”. Si tratterebbe di un “ponte finanziario transitorio“, che comunque sarebbe preferibile sia a una nazionalizzazione che ad anni di amministrazione straordinaria, facendo risparmiare allo Stato miliardi di euro.

Allo stesso modo, il Ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, ha ribadito il “no” governativo alla nazionalizzazione ed espresso rammarico per le sorti dell’azienda e dei suoi lavoratori: “Alitalia è un’azienda privata: ora dobbiamo aspettare la decisione degli azionisti, poi siamo pronti ad applicare la legge per tutelare i lavoratori”.

In mattinata, il Cda di Alitalia aveva rilasciato il seguente comunicato: “Il Consiglio di Amministrazione di Alitalia, convocato oggi,  ha preso atto con rammarico della decisione dei propri dipendenti di non approvare il verbale di confronto firmato il 14 aprile tra l’azienda e le rappresentanze sindacali. L’approvazione del verbale avrebbe sbloccato un aumento di capitale da 2 miliardi, compresi oltre 900 milioni di nuova finanza, che sarebbero stati utilizzati per il rilancio della Compagnia. Data l’impossibilità  di procedere alla ricapitalizzazione, il Consiglio ha deciso di avviare le procedure previste dalla legge e ha convocato un’assemblea dei soci per il 27 aprile al fine di deliberare sulle stesse.”

E’ bene ricordare che Alitalia è controllata per il 51% da Cai, Compagnia Aerea Italia, un consorzio a sua volta composto da Unicredit (32,67%), Intesa San Paolo (32%) e altri azionisti minori, e per il 49% da Etihad, la compagnia di bandiera degli Emirati Arabi Uniti. James Hogan, presidente e amministratore delegato di quest’ultima, ha affermato che il pacchetto da due miliardi di euro, concesso da Etihad e  fondamentale per finanziare il piano industriale quinquennale di Alitalia, era “un lavoro condiviso e congiunto di tutte le parti interessate, inclusi i sindacati”. Tuttavia, una volta respinto l’accordo preliminare, non resta che supportare “la decisione odierna del consiglio di amministrazione di convocare un’Assemblea dei soci per il 27 di aprile per avviare le procedure previste dalla legge”.

Brevemente, il pre-accordo del 14 aprile tra azienda e sindacati prevedeva un taglio medio dell’8% alla retribuzione del personale navigante e la non conferma di circa 980 lavoratori a tempo indeterminato in cassa integrazione, 550 contratti a tempo determinato e 141 contratti esteri.

Chiamati a votare nella giornata di ieri, lunedì 24 aprile, i dipendenti di Milano, Roma e delle sedi periferiche hanno sonoramente bocciato la proposta precedentemente negoziata. Degli 11673 dipendenti aventi diritto di voto, ben 10184 hanno partecipato al referendum interno: un’affluenza superiore al 90%. Il “No” ha ottenuto 6816 voti, pari al 66,93% dei consensi, contro 3206 “Sì”; un risultato che lascia adito a pochi dubbi.

 

ali1-kz5g-u43310552156123kzg-1224x916corriere-web-roma-593x443
foto via Roma.corriere.it

Molte perplessità rimangono, invece, nei confronti del futuro della compagnia di bandiera taliana. Innanzitutto, non si sa chi sarà chiamato a dirigere la società in qualità di “commissario”: i nomi più probabili rimangono quello di Luigi Gubitosi, presidente operativo in pectore, la cui nomina era però legata alla ricapitalizzazione e quindi al Sì al referendum, e quello di Enrico Laghi.

In secondo luogo, manca al momento un vero compratore interessato. La speranza diffusa è che la compagnia aerea tedesca Lufthansa si faccia avanti e acquisti Alitalia e tutti i suoi asset in blocco. Se, tuttavia,ciò non dovesse verificarsi, al futuro commissario non resterà che chiedere il fallimento.

Rispondi