21 aprile – Marine Le Pen

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Foto via LaStampa.it

“A questo presidente notoriamente inefficace, a questo governo effimero, segnato dall’inazione, come tutti i governi di destra e di sinistra da 10 anni, chiedo un ultimo sussulto, prima di lasciare il potere, gli chiedo solennemente di ordinare il ripristino effettivo delle nostre frontiere”
Marine Le Pen

E’ una Francia debole, impaurita e vulnerabile quella che appare oggi agli occhi di tutta Europa e agli occhi degli stessi cittadini francesi. Una Francia che ha un disperato bisogno di sicurezza, di fronte a un terrorismo islamico che, da due anni a questa parte, sembra poter colpire ovunque senza incontrare ostacoli.

Il senso di insicurezza e di vulnerabilità dei francesi è stato l’argomento su cui ha maggiormente insistito Marine Le Pen nel corso della campagna elettorale per le imminenti elezioni presidenziali, con il primo turno che si terrà proprio questa domenica.

“Il nostro presidente ha fallito. Tuttti gli ultimi governi sono stati lassisti”. In un discorso dal suo quartier generale, la candidata del Front National ha attaccato il Presidente Francois Hollande che, non avendo saputo garantire la sicurezza del proprio Paese, viene identificato come principale responsabile dei continui fallimenti nella prevenzione e nella lotta al terrorismo.

Marine Le Pen ha parlato senza mezzi termini di “una guerra asimmetrica che ha come obiettivo il sottometterci a un’altra potenza, una potenza assassina”. Ha poi aggiunto: “Se diventerò presidente, metterò in atto un piano di battaglia contro il terrorismo per proteggere i francesi”.

“Ci vuole l’ergastolo per i crimini più gravi”, oltre a “sopprimere ogni tipo di condono e serve la doppia pena cancellata proprio dalla destra”. Queste alcune delle proposte lanciate dalla Le Pen, assieme all’assunzione di altri 15mila poliziotti e gendarmi e all’espulsione di tutti i “Fiche S“, gli schedati sospettati di radicalizzazione. Ultimo, ma non meno, importante, la leader del Front National è ritornata sull’argomento Schengen, chiedendo a gran voce la chiusura delle fontiere e il ripristino dei controlli doganali anche nei confronti di chi proviene da altri Paesi Ue.

Posizione molto simile per il candidato dei Republicains (centro-destra), Francois Fillon, che nel corso della campagna elettorale è stato spesso accusato di inseguire Marine Le Pen sui temi della sicurezza. “Voglio rinegoziare il Trattato di Schengen” ha affermato, ribadendo come la battaglia contro il terrorismo debba essere la “priorità del prossimo quinquennio”.

Il Primo Ministro Bernard Cazeneuve, in un discorso solenne alla nazione, non ha mancato di replicare in maniere decisa sia alla Le Pen che a Fillon. Ha, infatti, accusato la prima di strumentalizzare il voto: “Al Front National attizzano l’odio” e criticato le affermazioni del secondo: “Certi candidati fanno la scelta dell’oltraggio e della paura”.

Molto più neutro e moderato, invece, il commento su Twitter del centrista Emmanuel Macron: “Il ruolo del Presidente della Repubblica è di proteggere i francesi. Sarò implacabile nel proteggervi”.

Nel frattempo, Macron, Fillon e Le Pen hanno deciso di sospendere la campagna elettorale, annullando tutti gli impegni presi per la giornata di oggi, nel rispetto della tragedia. Scelta in controtendenza rispetto agli altri candidati, tra cui il dark horse Jean-Luc Melenchon, che invece hanno confermato il prosieguo della loro campagna.

Resta, comunque, una grande incognita sul voto di domenica, ossia se l’attentato di ieri sera agli Champs Elysees possa influire in maniera significativa sul voto di domenica. Non sembra avere dubbi Donald Trump, che su Twitter ha tenuto a far sapere che tale evento “avrà un grande effetto sull’elezione presidenziale”. Ovviamente non possiamo decifrare quelli che sono i pensieri del Presidente americano, ma è probabile che egli auspichi una vittoria lepenista, se non altro per la comune visione che essi hanno nei confronti dell’immigrazione, della sicurezza e, in ultima istanza, persino del destino dell’Europa.

Del resto, sono parecchi, tra cui il filosofo francese Marek Halter, a ritenere che l’attentato di Parigi non possa che favorire il candidato più duro e oltranzista sulle questioni che riguardano la sicurezza, ovvero Marine Le Pen. Tuttavia, il discorso è decisamente più complesso perché i fattori in gioco sono molteplici e di difficile interpretazione, a partire da come si comporterà la minoranza musulmana francese. Se, infatti, quest’ultima decidesse di partecipare attivamente al voto, probabilmente i primi ad avvantaggiarsene sarebbero i partiti più moderati e di sinistra. Viceversa, se essa decidesse per l’astensione, allora il processo di auto-esclusione e ghettizzazione di questa minoranza assumerebbe tratti ancor più preoccupanti.

Tutto questo discorso politico-elettorale non deve, però, tralasciare un fatto altrettanto importante. I servizi di intelligence francesi sono in estrema difficoltà. Innanzitutto, manca un minimo livello di coordinazione con gli altri apparati di intelligence europea. In particolare, cruciale appare il ruolo del Belgio, alla luce del ruolo svolto da Bruxelles come retroterra o base di parenza per alcuni dei precedenti  attentati (Bataclan, Charlie Hebdo). In secondo luogo, il sistema delle “Fiche S“, ossia delle schedature dei soggetti ritenuti pericolosi per la sicurezza nazionale, è sfuggito completamente di mano. In quegli elenchi, infatti, compaiono oltre 16mila nomi, un numero francamente troppo alto da controllare e monitorare.

Se questi problemi non verrano risolti in breve tempo, la Francia continuerà a rimanere debole, vulnerabile ed esposta ad altri terribili attacchi.

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