17 aprile – Tana de Zulueta

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foto via Kyivpost.com

“Il referendum si è tenuto in un contesto politico in cui le libertà fondamentali essenziali per un processo genuinamente democratico sono state limitate a causa dello stato di emergenza, e le due parti non hanno avuto le stesse possibilità di mostrare le proprie ragioni ai votanti. Il nostro monitoraggio ha evidenziato che la campagna per il Sì ha dominato la copertura dei media e ciò, insieme alle limitazioni imposte ai mezzi d’informazione, gli arresti dei giornalisti e la chiusura degli organi di stampa, ha ridotto l’accesso dei votanti a una pluralità di opinioni”

Tana de Zulueta

Secondo l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, le votazioni del referendum turco del 16 aprile si sono svolte in un contesto legale inadeguato e caratterizzato da scarsa imparzialità. Il referendum ha sancito la vittoria di misura del Sì, cioè dei favorevoli alla riforma costituzionale promossa dal presidente della Turchia Recep Tayyip Erdoğan, con il 51,4 per cento dei voti.

Durante una conferenza stampa ad Ankara, Tana de Zulueta, capo della missione di monitoraggio dell’Osce in Turchia, ha elencato una serie di criticità che avrebbero reso “inique” le votazioni, influenzandole a favore del Sì. Tra queste criticità, vi sarebbe la decisione del Consiglio Elettorale Supremo turco (l’organo che supervisiona le elezioni nel paese) di considerare valide anche le schede senza il timbro di convalida del seggio. Le schede non convalidate sarebbero circa 1,5 milioni: un numero significativo, considerato anche in rapporto al ristretto margine di 1,3 milioni di voti con cui il Sì ha vinto la consultazione elettorale. La decisione del Consiglio elettorale, ha spiegato de Zelueta, “ha modificato in modo significativo i criteri di validità del voto, andando a minare un importante principio di salvaguardia e contraddicendo la legge”. Il presidente del Consiglio elettorale Sadi Güven ha affermato che la decisione è stata presa “su richiesta dell’AKP”, il partito del presidente Erdoğan.

Il Partito Popolare Repubblicano (CHP) e il Partito Democratico dei Popoli (HDP), il più importante partito filocurdo, hanno contestato il risultato del voto. Il CHP, in particolare, partito di centrosinistra all’opposizione, ha chiesto che sia ricontato il 60% delle schede.

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