14 aprile – Mike Pompeo

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foto via Abcnews.go.com

“E’ tempo di chiamare WikiLeaks per quello che è: un servizio di intelligence nemico e non statale, ma che spesso è supportato da attori statali come la Russia”

Mike Pompeo

Nel suo primo discorso pubblico da direttore della Central Intelligence Agency, tenuto presso il Center for Strategic and International Studies di Washington, Mike Pompeo ha deciso di attaccare frontalmente Wikileaks e il suo fondatore, Julian Assange, con una durezza senza precedenti.

Pompeo ha descritto la Cia come un’organizzazione che, sebbene disponga di strumenti molto sofisticati e all’avanguardia, ha “un reale apprezzamento per la legge e la Costituzione”, operando quindi secondo le norme e i principi del diritto e rendendosi “responsabile del suo operato di fronte alla società libera e aperta che contribuisce a difendere”.

Per queste ragioni, continua Pompeo, “noi alla Cia troviamo che le celebrazioni di entità come Wikileaks siano profondamente inquietanti”. Infatti, “mentre noi facciamo il meglio per raccogliere informazioni su chi minaccia il nostro Paese, individui come Assange e Snowden le usano per farsi un nome”.

Inoltre, il direttore della Cia ha rivolto all’organizzazione di Assange due accuse molto pesanti. In primo luogo, di aver “incoraggiato i suoi seguaci a cercare un lavoro all’interno della Cia in modo da ottenere informazioni di intelligence”. Ha citato, a questo proposito, le azioni del militare Bradley Manning (conosciuto anche come Chelsea Manning, dopo l’operazione chirurgica per cambiare sesso), il whistleblower che, a partire dal 2010, aveva consegnato a Wikileaks oltre 600mila documenti secretati e che era stato condannato a 35 anni di carcere; pena poi azzerata dalla grazia concessa dal Presidente Obama 48 ore prima della fine del suo secondo mandato.

In secondo luogo, di aver fornito al Gru (Glavnoe Razvedyvatel’noe Upravlenie), il servizio segreto militare russo, il lasciapassare per intraprendere il celebre attacco informatico contro la Commissione Nazionale del Partito Democratico.

Infine, Pompeo non ha risparmiato neanche un attacco diretto allo stesso Julian Assange, definendolo “un narcisista che non ha mai creato nulla che abbia un valore. Vive del lavoro sporco di altri che lo rendono famoso. È un ciarlatano, un codardo che si nasconde dietro lo schermo di un computer”.

Questa dichiarazione, che assume a tratti il tono dell’invettiva, segnala tutta la frustrazione del governo di Washington e delle agenzie di spionaggio nell’impedire che informazioni riservate e assolutamente segrete continuino a filtrare e a essere pubblicate. È da almeno sette anni, infatti, che alcuni insider riescono a rivelare materiale classificato per esporre abusi, crimini o violazioni dei diritti umani da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati.

Dopo il caso eclatante di Bradley Manning precedentemente citato, nel 2013 era stata la volta di Edward Snowden. Il 29enne informatico ex analista della Cia e della Nsa (National Security Agency), da una stanza di albergo a Hong Kong, aveva pian piano diffuso informazioni rilevanti sul sistema di spionaggio e di sorveglianza di massa che l’Nsa e le altre agenzie di spionaggio avevano creato ai danni di tutti i cittadini del mondo. Una scelta tanto coraggiosa quanto rischiosa che, però, aveva permesso di gettare una luce su un fenomeno preoccupante perché fortemente invasivo e globalmente esteso.

Non meno di un mese fa, invece, è avvenuta l’ultima grande, rivelazione di informazioni classificate. Con il nome in codice Vault7, Wikileaks aveva pubblicato oltre 8mila file, in quello che si annuncia essere il più grande leak nella storia della Cia.

L’elenco completo di Vault7, suddiviso in diversi capitoli, contiene le divisioni in cui sono organizzati gli sviluppatori impegnati a Langley, assieme all’elenco dei progetti in fase di lavorazione e delle diverse piattaforme, compreso il nome (volutamente oscurato) dei programmatori impiegati. Dai file si evince dell’esistenza di una sorta di brainstorming di hacker, denominato Nerds (Network, Engeneering, Research and Development Symposium), che si riusce settimanalmente con lo scopo di elaborare progetti, strumenti e tecniche di spionaggio.

Tuttavia, le rivelazioni più importanti contenute in Vault7 riguardano la divisione Edg Mobile, che sembra aver sviluppato strumenti molto efficaci per spiare gli smartphone. In particolare, è stato stilato un elenco organizzato per marca, modello e sistema operativo che ne mette in luce i metodi di intromissione e violazione più utilizzati. Ugualmente importante, la sezione dedicata ai sistemi operativi, con istruzioni su come violare Windows, iOs e Linux, senza tralasciare i diversi browser e, a quanto pare, persino le smart tv prodotte da Samsung. Nessun dispositivo è esente dallo sguardo di Langley.

Ecco che, di fronte a un leak di tale dimensione, di tale rilevanza e di tale portata, l’obiettivo e il tempismo del discorso di Pompeo non risultano affatto casuali.

E’ interessante, però, notare come questa dichiarazione del Direttore della Cia stravolga completamente il rapporto che sembrava essersi instaurato tra Wikileaks e Donald Trump. Infatti, lo scandalo delle email sottratte alla Commissione Nazionale del Partito Democratico era stato uno degli eventi-chiave che aveva azzoppato la campagna elettorale di Hillary Clinton, tanto da aver spinto Trump ad affermare: “Io amo WIkileaks”.

Ancor più interessante, se non addirittura grottesca, risulta invece l’accusa di russofilia. Infatti, non solo, come ammesso da Assange in persona in un’intervista da noi riportata, Wikileaks ha sovente pubblicato diverso materiale scottante e scomodo sia per la Russia che per Putin, ma lo stesso Trump è finito nel mirino del GCHQ (Government Communication HeadQuarters), il servizio segreto inglese addeto al SigInt, lo spionaggio dei segnali elettromagnetici, per sospetti rapporti tra alcuni membri dello staff della sua campagna elettorale e l’intelligence russa.

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