11 aprile – Donald Trump

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foto via Ilfattoquotidiano.it

“La Corea del Nord sta cercando guai. Se la Cina decidesse di aiutarci, sarebbe grandioso. In caso contrario, risolveremo il problema senza di loro”

Donald Trump

Un tweet, meno di 140 caratteri, sono bastati al Presidente Donald J. Trump per far salire ulteriormente la temperatura nei rapporti tra Stati Uniti e Corea del Nord.

Nella notte, tramite la Korean Central News Agency (KCNA), l’agenzia di stampa di stato della Repubblica Popolare di Corea, Pyongyang aveva voluto indirizzare agli Stati Uniti un avvertimento molto serio riguardante le intenzioni più o meno bellicose di Washington nei confronti dello stato comunista, emerse nel corso degli ultimi giorni: “Se gli Stati Uniti osano optare per un intervento militare, come un attacco preventivo e la rimozione del quartier generale, la Corea del Nord è pronta a reagire a ogni tipo di guerra desiderato dagli Usa”.

“Non imploriamo mai la pace ma adotteremo le più forti contromisure contro i provocatori per difenderci attraverso la potente forza delle armi e continuare a percorrere la strada che ci siamo scelti” aveva, inoltre, affermato un portavoce del Ministero degli Esteri che, nella medesima dichiarazione, aveva tenuto a giustificare la scelta della Corea del Nord di incrementare le proprie capacità militari di autodifesa.

Parole molto forti che descrivono una situazione di forte tensione. In particolare, sembra esserci inquietudine all’interno dell’establishment politico di Pyongyang, dopo le recenti decisioni assunte dall’amministrazione Trump.

Innanzitutto, lo spostamento della USS Carl Vinson, portaerei classe Nimitz a propulsione nucleare (divenuta famosa per aver scaricato nell’Oceano Pacifico il cadavere di Osama Bin Laden), assieme a due cacciatorpedinieri e a un incrociatore a missili teleguidati, dal porto di Singapore verso la penisola coreana, annullando il viaggio in Australia a cui erano state precedentemente destinate.

In secondo luogo, il bombardamento con 59 missili Tomahawk della base aerea siriana di Shayrat. Proprio l’attacco del 7 aprile, anziché una dichiarazione di guerra contro Assad e il presunto uso di armi chimiche da parte dell’esercito regolare siriano, assumerebbe, se mai ce ne fosse stato il dubbio, la forma di un messaggio molto chiaro nei confronti tanto di Pyongyang quanto di Pechino.

Kim Jong-un adesso sa che gli Stati Uniti di Trump, a differenza di quelli di Obama, sono pronti anche a un attacco preventivo per annientare il suo potenziale nucleare, con tutte le conseguenze di una guerra atomica che ciò comporterebbe. In questo senso, il regime si starebbe attrezzando per resistere a un eventuale first strike con missili balistici o, nel peggiore dei casi, a un’invasione vera e propria.

Pechino, invece, chiamata in causa direttamente da Trump, dal canto suo, è sospesa tra due pulsioni contrastanti. Da un lato, essa vede come un incubo geopolitico la caduta del regime di Pyongyang perché si ritroverrebbe una Corea unita e filoamericana alla frontiera. Dall’altro, la Cina sembra tollerare sempre meno le provocazioni del suo imprevedibile vicino e le continue instabilità geopolitiche che esso provoca.

Nelle ultime ore, alcune voci parlano di circa 150.00 soldati dell’Esercito di Liberazione Popolare schierati sul confine sino-coreano; la 39esima e la 40sima divisione sarebbero state messe da Pechino in stato di allerta nel caso in cui dovesse salire ulteriormente la tensione.

9 comments

    1. Possiamo stare ancora tranquilli ancora per un po’, la guerra non è ancora imminente. Tuttavia, data l’imprevedibilità degli attori coinvolti, è bene tenere alta l’allerta.

    1. Trump, come tutti i Presidenti nella storia degli Stati Uniti e del mondo, non ha coscienza di cosa sia la politica internazionale. Pertanto, la speranza è che la razionalità e la moderazione alberghino nelle menti dei suoi consiglieri e dell’establishment politico di Washington. Il medesimo establishment che ha voluto la guerra in Afghanistan e in Iraq, quindi ognuno tragga le sue conclusioni…

  1. Qui c’è troppa gente che scalpita per avere una guerra; speravo che almeno gli USA, con la politica isolazionista propagandata da Trump, se ne tirassero fuori, e invece stanno già facendo un errore madornale in Siria.

    1. Sai qual è stato il Presidente più isolazionista degli ultimi vent’anni?
      Barack Obama! Sì, lo so, sembra una barzelletta, ma non lo è. E’ stato Obama il primo a proporre la ritirata militare dal Medio Oriente, dalla Nato e il riavvicinamento alla Russia (Reset 2009). Il tutto con risultati ecisamente rivedibili.
      Obama e Trump sono più simili di quanto si immagini.
      La verità è che il Presidente degli Stati Uniti, in politica estera, non decide quasi niente. I veri centri di potere sono due: il Congresso, che è l’organo che eroga i fondi per le missioni diplomatiche, per le guerre, per i programmi all’estero; le burocrazie, ossia la Cia, l’Nsa, l’Fbi, il Dipartimento di Stato, quello che solitamente viene definito lo “stato profondo”.

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