31 marzo – Robert Kelner

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foto via Twitter

“Il generale Flynn ha certamente una storia da raccontare, ed è desideroso di farlo, se le circostanze dovessero permetterglielo. Nel rispetto delle commissioni, per adesso non rilasceremo commenti sui dettagli delle discussioni tra il legale del generale Flynn, la Casa Bianca e la commissione sull’intelligence del Senato, a parte confermare che ci sono state […]. Nessuna persona ragionevole, che sia seguita da un avvocato, si farebbe interrogare in un ambiente così politicizzato e da caccia alle streghe senza delle assicurazioni sulla sua immunità”

Robert Kernel

Robert Kelner, avvocato di Michael Flynn, ha rilasciato una nota con cui sembra confermare le intenzioni del suo assistito che, secondo il “Wall Street Journal”, avrebbe offerto la propria collaborazione all’FBI in cambio dell’immunità.

Michael Flynn è l’ex generale dell’esercito a cui Trump aveva assegnato l’incarico di consigliere per la sicurezza nazionale, ma che, a febbraio, aveva dovuto rassegnare le dimissioni a seguito della scoperta delle conversazioni intrattenute con l’ambasciatore russo negli USA, Sergei Kislyak. Per questo motivo per l’FBI è una figura chiave nelle indagini sull’ingerenza della Russia nelle elezioni americane e sul rapporto tra Trump e il governo russo.

Il “New York Times”, che cita un avvocato specializzato in casi di sicurezza nazionale, spiega che la richiesta di immunità non è altro che “un’accorta pratica degli avvocati della difesa”, tipica di situazioni come questa. Anche secondo il “Washington Post” l’accordo proposto da Flynn non è insolito: il quotidiano americano ricorda un caso simile avvenuto durante la presidenza Obama, e riporta le parole di Peter Zeidenberg, un ex-procuratore federale, secondo il quale “ci sono cose ben più importanti che perseguire Flynn”, cioè scoprire il più in fretta possibile il rapporto tra i collaboratori di Trump e il governo russo.

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