25 marzo – Paolo Gentiloni

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foto via Avvenire.it

“La globalizzazione coi suoi effetti positivi e i suoi complessi squilibri, le minacce del terrorismo internazionale, la più grave crisi economica dal dopoguerra, i grandi flussi migratori e un ordine mondiale più instabile ci hanno dimostrato che la storia è tutt’altro che finita. All’appuntamento con questo mondo cambiato, l’Europa si è presentata con troppi ritardi. Sull’immigrazione, la sicurezza, la crescita, il lavoro. ‘Non possiamo’ ammoniva Jean Monnet ‘fermarci quando attorno a noi il mondo intero è in movimento’. Purtroppo lo abbiamo fatto. Ci siamo fermati. E questo ha provocato una crisi di rigetto in una parte della nostra opinione pubblica, addirittura maggioritaria nel Regno Unito. Ha fatto riaffiorare chiusure nazionalistiche che pensavamo consegnate agli archivi della storia. Ecco il vero messaggio che deve venire dalle celebrazioni di oggi. Abbiamo imparato la lezione: l’Unione riparte. E ha un orizzonte per farlo nei prossimi dieci anni”

Paolo Gentiloni

I capi di governo dei 27 paesi dell’Unione europea (28 meno il Regno Unito, che sta portando avanti il processo per l’uscita dall’Unione) si sono incontrati a Roma per festeggiare i 60 anni dei Trattati di Roma, cioè i documenti che il 25 marzo 1957 sancirono, tra le altre cose, la nascita della Comunità economica europea (Cee), momento considerato tra gli atti fondatori della futura Ue. I 27 leader europei, insieme ai tre rappresentanti delle istituzioni europee (Jean-Claude Juncker, Donald Tusk e Antonio Tajani), hanno firmato la Dichiarazione di Roma, un documento che espone gli obiettivi comuni che gli Stati dell’Unione europea dichiarano di voler realizzare nel prossimo futuro (qui il testo integrale della Dichiarazione).

 

Il presidente del Consiglio dei ministri italiano, Paolo Gentiloni, ha pronunciato il discorso di apertura della cerimonia, che si è svolta nella sala degli Orazi e Curiazi in Campidoglio, lo stesso luogo in cui vennero firmati i Trattati di Roma. “Noi oggi, qui riuniti, celebriamo la tenacia e l’intelligenza dei nostri padri fondatori europei”, ha detto Gentiloni. “La prova visiva e incontestabile del successo di quella coraggiosa scelta la offre il colpo d’occhio di questa sala: eravamo 6 sessant’anni fa [i Trattati di Roma furono firmati dai capi di governo di Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Paesi Bassi e Lussemburgo], siamo 27 oggi”.

3 comments

  1. Questa UE è tutt’altro che un’ unione, ma invece è una super nazione a guida tedesca. Istituzioni non elette by-passano le costituzioni sociali del dopoguerra con l’unico fine di cancellare i diritti al lavoro in funzione degli interessi di pochi gruppi industriali e finanziari. Non può finire bene una situazione in cui si nega l’evidenza e si continua a prendere in giro milioni di persone a cui viene tolto tutto: lavoro, previdenza, sanità, scuola…in funzione degli interessi privati di pochi eletti

  2. Trattati, riunioni, scritti, sorrisi, annunciazioni di eventi miracolosi…
    Scusami, ma quando penso a quelle iniziali UE, il delirio di parole assorda la mia mente!
    Mi sembra di vedere un copione del Teatro dell’Assurdo o qualche brano di Quenau…
    Sono così bravi nella loro parte, che come semplici comparse hanno pensato di mettere i giovani.
    Ma proprio i giovani, non dovrebbero essere i Protagonisti della società? Fulcro del presente e del futuro?
    Un caro saluto
    E complimenti!
    Adriana

  3. Stranamente sono d’accordo con Gentiloni (o comunque con chi a scritto il discorso per lui). Uno dei tantissimi errori dell’Unione Europea è stato quello di imporsi come un’entità inevitabile e necessaria, data una volta per sempre, negando così di fatto il corso della storia, in cui in mancanza di una costante rinegoziazione dei suoi parametri e delle sue istituzioni, soprattutto durante una crisi, il collasso di un’entità politica è ben più che probabile.
    Secondo me anche per questo motivo nessuno dei capi di stato europei ha davvero capito (o ha voluto capire) cosa è accaduto in UK con la Brexit: dando la colpa hai nazionalisti e ai populisti hanno chiuso gli occhi di fronte alla protesta di un popolo fondamentale dando linfa a nuove ondate antieuropeiste (se non si è capito io stesso sono euroscettico). Il fatto che la maggior parte dei favorevoli al Leave fossero anziani, o comunque sopra i trenta, indica che si tratta del voto di tutti coloro che hanno assistito alla processo di nascita dell’Europa accoogliendo tutti quegli ideali che poi hanno invece visto venire negati nel concreto per come si è evoluta e bloccata.
    Per come pa vedo io, così come è l’Europa è un fallimento.

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