9 marzo – Maria Grazia Sangalli

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foto via Retelenford.it

“L’elemento di transnazionalità di queste vicende familiari gioca un ruolo fondamentale; la giurisprudenza ha stabilito che l’ordine pubblico internazionale non frappone ostacoli al riconoscimento della continuità dei rapporti che si costituiscono all’estero, per realizzare il preminente interesse dei bambini. È ancora più evidente, a questo punto, l’inammissibile situazione di disuguaglianza in cui versano tutte quelle famiglie che non presentano questi tratti di transnazionalità, alle quali il legislatore nega in modo ideologico qualsiasi forma di riconoscimento e tutela”

Maria Grazia Sangalli

L’avvocata Maria Grazia Sangalli, presidente dell’Avvocatura per i diritti LGBTI – Rete Lenford, ha commentato così la decisione del Tribunale dei minori di Firenze di riconoscere la cittadinanza italiana, lo stesso status di figli e gli stessi diritti ai due bambini adottati all’estero da due uomini italiani residenti nel Regno Unito. Si tratta della prima adozione riconosciuta in Italia a una coppia di uomini gay. La coppia, tramite l’avvocata Susanna Lollini, aveva inoltrato la richiesta di trasmissione dell’adozione in forza all’articolo 36 comma 4 della legge n. 184/83, che regola, coerentemente con i principî della Convenzione dell’Aja sulla protezione dei minori, la convalida in Italia dell’adozione avvenuta all’estero da parte di cittadini italiani. In proposito a tale Convenzione, i giudici hanno sottolineato che essa richiede solo che chi fa domanda di adozione sia idoneo e qualificato e che la trascrizione non sia contraria all’ordine pubblico. 

In base a ciò e richiamandosi anche alla direttiva della Corte europea dei diritti dell’uomo, secondo cui occorre tenere “primariamente conto del superiore interesse del minore” e che “anche le relazioni omosessuali rientrano nella nozione di vita familiare”, il Tribunale ha stabilito che non concedere alla coppia la trasmissione della adozione sarebbe “un’ingiustificata disparità di trattamento”. Come spiega Elena Tebano sul Corriere della Sera, “è un’adozione legittimante in cui i due fratellini, che non avevano legami biologici con nessuno dei due padri, diventano a pieno titolo figli di entrambi”.

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