17 febbraio – Roberto Saviano

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Commemorazione del magistrato Bruno Caccia
foto via Huffingtonpost.it

“Io continuo a pensare, e le parole della mamma del ragazzo mi confermano in questa mia idea, che di droghe leggere e dei loro effetti si parli poco e che, essendo illegali, prima ancora che nocive vengano considerate una vergogna sociale, un tabù. Un ragazzo che fumi cannabis viene considerato un tossico da recuperare e se ci sono tormenti e angosce — dinamiche tipiche dell’adolescenza — non è la cannabis a costituirne la causa, né tantomeno il luogo immateriale in cui si cerca rifugio. […]

È sulla parola scandalo che dobbiamo concentrarci e su come lo Stato debba creare le condizioni perché non vi sia scandalo, ma comprensione e risoluzione dei problemi attraverso il dialogo, senza repressione. E invece vietare significa creare scandalo, significa mettere alla berlina, fare in modo che si possa puntare il dito, giudicare e punire. Uno Stato che si comporta così è uno Stato potenzialmente criminale. Di cui è vittima il ragazzo e di cui è doppiamente vittima sua madre. Lo Stato deve essere aiuto per il soccorso e non deve aiutare a punire. Deve aiutare a comprendere, tendere una mano, non può essere strumento per spaventare e reprimere”

Roberto Saviano

In un articolo su Repubblica, lo scrittore Roberto Saviano è tornato a commentare la vicenda del ragazzo di Lavagna (Genova), che il 13 febbraio si è tolto la vita mentre la Guardia di Finanza stava perquisendo la sua casa in cerca di droga. Il ragazzo aveva 16 anni, e sembra che i finanzieri lo avessero trovato in possesso di pochi grammi di hashish.

Il tragico avvenimento ha provocato il riaccendersi del dibattito pubblico sulla legalizzazione delle droghe leggere, anche a causa del discorso pronunciato dalla madre al funerale del ragazzo. “Là fuori c’è qualcuno che vuole soffocarvi, facendovi credere che sia normale fumare una canna, e che è normale farlo fino a sballarsi, normale andare sempre oltre. Diventate piuttosto i veri protagonisti della vostra vita, e cercate la straordinarietà. […] Straordinario è avere il coraggio di dire ciò che sapete. Per mio figlio è troppo tardi ma potrebbe non esserlo per molti di voi, fatelo” ha detto la donna, rivolgendosi ai coetanei del ragazzo.

Nel suo articolo, Saviano ha sottolineato come questa vicenda sia la dimostrazione della ignoranza e della disinformazione che caratterizzano, spesso con la complicità dolosa di una parte della politica, la discussione attorno al tema delle droghe leggere in Italia. Secondo lo scrittore, da tempo schierato a favore della legalizzazione, l’assenza di un dibattito sufficientemente informato fa dell’argomento un tabù, contribuendo così a creare attorno a chi fa uso di droghe leggere un clima di condanna morale definitiva, che pervade i diversi livelli in cui la società è stratificata: dalle famiglie alle comunità, fino alle istituzioni dello Stato.

10 comments

  1. è sempre il solito discorso: prova a dire loro o allo Stato, di abolire gli alcolici o le sigarette. Abbiamo esempi negli annali dell’umanità che ogni tipo di proibizionismo non fa che favorire le organizzazioni criminali, il contrabbando, gli spacciatori, e probabilmente finché nelle istituzioni ci saranno persone che copriranno questo stato nello stato, non avranno mai fine le morti bianche.
    Bell’articolo!

    1. Grazie, e sono d’accordo. Purtroppo quello della legalizzazione delle droghe leggere è un tema ancora troppo intriso di pregiudizi per essere affrontato in maniera efficace nel dibattito pubblico

  2. Beh io penso che il problema sia in questo caso anche nel rapporto tra quel genitore e quel ragazzo. Se lei non avesse probabilmente messo il ragazzo (sicuramente di animo fragile) nella situazione scomoda di trovarsi le guardie di finanza in casa che lo accusavano e invece avrebbe cercato di parlare con lui in modo aperto forse il ragazzo non si sarebbe sentito in gabbia e non avrebbe deciso di togliersi la vita. Non credo sia giusto condannare del tutto la madre, probabilmente pensava di fare una cosa positiva facendo capire al figlio che magari non avrebbe dovuto esagerare con le droghe incutendogli paura…ecco è questo che ha sbagliato. Ha deciso di usare la paura per insegnare, ma la paura non insegna soprattutto quando si tratta di persone fragili. Con questo non voglio dire che non dovrebbero legalizzare la cannabis, ma voglio dire che bisogna comunque avere delle regole così come dovrebbero esserci delle regole nel consumo e nell’acquisto di sigarette e alcolici (ah no aspetta qui non si può perché lo stato ci guadagna…perdono!)

    1. E’ vero, come dice Saviano, anche la mamma sembra essere una vittima, per quanto forse inconsapevole, di questo clima “scandalistico”

  3. Le droghe leggere non portano dipendenza e vanno liberalizzate senza se e senza ma. Certo, questo è un episodio limite ma sta a dimostrare quanto, in questo disgraziato paese, siamo intrisi di pregiudizi ormai superati. Certo che qui convergono altri e superiori interessi, da una parte quelli della malavita che ha interesse a vendere una merce che se fosse liberalizzata li proverebbe di notevoli proventi, dall’altra quelli del puritanesimo bigotto e deleterio della chiesa che inevitabilmente si riflette nelle leggi di stato.

  4. Complimenti per il blog, ho letto solo due post e già lo trovo originale e mi piace perché fai pochi commenti, un vero giornalista dovrebbe riportare solo i fatti senza stravolgere la realtà, senza metterci dentro di suo! 👏🏻👏🏻

    1. Grazie mille, sullo stile di scrittura giornalistica la penso esattamente come te. Da questo punto di vista mi ispiro un po’ al sito “Il Post”, che apprezzo molto proprio per il tentativo di esporre i fatti nel modo meno retorico possibile

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